Domenica fra erbe e spezie: risotto ai raperonzoli
In botanica si chiama campanula rapunculus e quando è in piena fioritura, da aprile inoltrato a settembre, i suoi fiori azzurri sono un toccasana estetico per prati incolti o ulteriore abbellimento per vigneti e oliveti, all’ombra dei quali questa pianta cresce spontaneamente. Ma quel che più interessa, per quanti sono in cerca di ghiotte raffinatezze gastronomiche, sono le polpose radici e le foglie basali.
Sono ottime per risotti, minestre, tagliatelline spadellate ma anche per fresche insalate primaverili o per essere mangiate dopo che hanno guarnito un piatto.
Di consistenza carnosa e dal gusto miscelato fra il dolciastro della radice vera e propria e l’amarognolo delle foglie, i raperonzoli hanno un unico svantaggio: la difficile reperibilità sui banchi dei fruttivendoli.
Ma una volta trovati il suggerimento è quello di prepararsi subito un risotto seguendo la ricetta

Risotto con raperonzoli
Dopo aver imbiondito dello scalogno tritato in olio di oliva, aggiungete due o trecento grammi di radici di raperonzolo ridotte in cubetti e lasciarle in cottura per qualche minuto prima di versare 300 grammi di riso.
Dopo la tostatura lasciate andare bagnando con del brodo vegetale e, a tre quarti di cottura aggiungete le foglie di raperonzolo.
Mantecate il risotto con parmigiano, pochissimo burro e servite.
Con le dosi indicate oltre a voi farete la delizia di altri tre commensali.
da Strami
Ultimo commento:
di marco il 01/1/70
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dicembre 2nd, 2011 at 23:59
i semi che si trovano in commercio difficilmente germogliano,quelli selvatici SI
come mai?