Archivi della categoria ‘Slow Food’
Etichette per le feste nr. 3
Non è la prima volta che vi parlo del soave di Agostino e Teresa Vicentini, già una volta infatti lo avevo segnalato raccontandovi di un pranzo seduto ai tavoli baccalàdivino di Franco Favaretto, ma visto che non tutti amano le bollicine, in tema di etichette per le feste, appuntamento che può aiutarvi nella scelta del vino per accompagnare i vostri pranzi di fine anno, risuggerisco l’etichetta anche se questa volta è nella sua veste di D.O.C.G. Superiore “IL CASALE”.
Vino bianco di uva garganega dal primo all’ultimo acino decisamente senza bollicine che punta subito alla concretezza di un bicchiere di vino di grande personalità.
Un po’ come il carattere del signor Agostino che anno dopo anno sta imbottigliando vini sempre più buoni e sempre più meritevoli di essere degustati per coglierne l’evoluzione su una strada dove non si usano le scarpe grosse ma un cervello fino, capace di tenere a bada la gamma di sensazioni provocate da questo soave all’impatto con le terminazioni gustative e olfattive di bocca e naso che, dopo i profumi e i sentori dei fiori o i sapori di frutti agrumati e le sapidità minerali, alla fine vengono pure coinvolte da un “attimo” di amaro, dopo un dolce ricordo di pesca, che ti riporta con i piedi per terra per poi, al sorso successivo, rimandarti verso l’alto di eleganti soavità.
Strutturate con equilibrio che fanno di questo vino autoctono ben radicato nella sua terra e nella mente di chi lo produce un clear pale gold, bright glints against the light , ovvero un oro pallido dai riflessi luminosi contro la luce, ben noto anche al di fuori dei confini veronesi di Colognola ai Colli dove Agostino Vicentini e sua moglie Teresa curano la garganega per questo vino che trasforma un giorno qualsiasi in un giorno di festa.
Cliccando qui, il link dell’azienda di cui , visti e assaggiati anche gli altri vini, tornerò a parlarvi.
da Strami
Formaggiata Campana a Borgo Terravecchia
A proposito dell’eccellenze alimentari citate da Luca nel suo Terrafelix Campania in Mostra, se qualcuno vuole continuare a verificarne la bontà, l’occasione viene dalla Formaggiata Campana Borgo Terrevecchia che da mercoledì 16 dicembre a venerdì 18 avrà come filo conduttore ” Il tesoro sconosciuto, non solo mozzarella di bufala”.
Ovvero la possibilità di assaggiare non solo la tipica e famosa mozzarella campana ma anche altri tipi di squisiti e formaggi che meriterebbero pari notorietà come quelli a pasta filata che rispondono ai nomi di Mozzarella nella Mortella, Caciocavallo Podolico, Provolone del Monaco, Caciocavallo Irpino, Caciocavallo Silano o i pecorini come il Bagnolese, Carmasciano, Laticauda e Matese
Fior di formaggi e fior di passione di maestri campani dell’arte casara che proprio grazie alla Formaggiata di Borgo Torrevecchia, in quel di Giffoni Valle Piana, godranno dei giusti meriti e saranno pure oggetto di “studio” per quanti vorranno apprezzarne le qualità in modo gustosamente ravvicinato durante i laboratori e i seminari pevisti durante l’arco della manifestazione; organizzata con l’apporto della Regione, del Comune di Giffoni Valle Piana ma soprattutto dell’ Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggi
( ONAF ) , da Slow Food e dall’associazione sommelier.
L’accesso è gratuito ma la prenotazione è obbligatoria per cui se non volete rimanere senza formaggio e senza un buon bicchiere dei tanti vini picentini e dei colli salernitani che accompegneranno gli assaggi segnatevi questa mail: masarnat@tiscali.it, o questo link
da Strami
Caseus Veneti, gusti, sapori e solidarietà
Giunta ormai al suo sesto compleanno la manifestazione-concorso tra le eccellenze casearie venete, cui partecipano oltre 90 produttori e 350 formaggi, Caseus Veneti è ormai diventata uno degli eventi più ghiotti per gli appassionati del formaggio e per quanti vogliono trascorrere un fine settimana degustando l’antico risultato dell’arte dei casari.
Che anche in questa parte d’Italia così freneticamente industrializzata, non hanno ancora ceduto alla frenesia della massificazione agroalimentare, conservando produzioni che sono l’espressione più tipica di una storia comune a tutte le regioni italiane: ricavare dal latte quel che per secoli è stato companatico.
da Strami
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di marco il 01/1/70
OrienteOccidente, danza cultura e Slow Food
Oltre ad ospitare nei propri teatri e nelle piazze la densa programmazione del festival Oriente Occidente che dedica l’edizione 2009 a “La danza vista dall’Artico”, Rovereto apre il proprio centro storico pure all’appuntamento fra cultura e agro-alimentare, Terre.
Evento che farà conoscere le produzioni di eccellenza trentine legate al progetto dei presidi Slow Food e delle comunità del cibo che fanno parte della rete di Terra Madre, fondendo insieme le due sezioni che danno vita a Terre : “Le vie dell’arca del gusto Trentino”, in programma il 4, 5, 11 e 12 settembre e il “Bistrò del Mondo” , dal 3 al 13 settembre.
Una decina di giorni a cavallo dei primi due fine settimana settembrini da segnare in agenda per conoscere non solo conoscere i produttori trentini che aderiscono alla filosofia Slow Food ma anche i vini biologici e biodinamici, i cibi e i prodotti legati alla biosostenibilità ambientale e, non ultime, le minoranze etniche che da sempre vivono nel Trentino ovvero quella ladina, mochena e cimbra.
Nel Magic Mirror invece, struttura collocato nel centro storico di Rovereto, il “Bistrò del Mondo” propone pietanze e cibi di ben sedici comunità etniche straniere che hanno fatto del Trentino la loro patria di adozione.
Il tutto non dimenticando il fitto calendario di appuntamenti con il mondo della danza e delle culture dei due mondi che 29 anni fa hanno dato vita al festival ORIENTEOCCIDENTE… ora anche Slow Food.
Ulteriori informazioni cliccando qui
da Strami
Pomodorini farciti in insalata
Con il caldo di questi giorni una fresca insalatina con dei pomodorini ciliegini, della mozzarella e qualche sottaceto è senza dubbio un ottimo rimedio per mettersi a tavola senza tanti problemi ma dopo due o tre volte che si è fatto ricorso a uno dei piatti più semplici da fare anche il peggiore dei commensali può dare segni di stanchezza.
Così, con buona pace dei grandi chef che stavolta potranno essere loro a fare i critici, anzichè preparare la solita insalata ho diviso a metà i pomodorini e dopo averli privati dei semi, li ho farciti con qualche listarella di sottiletta, dei pezzetti di mozzarella, qualche funghetto sott’olio, delle foglioline di basilico sminuzzato, qualche pezzettino di sedano, qualche cappero e un paio di acciughe battute al coltello.
Fatto questo, ho preso i miei pomodorini e li ho fatti stufare in una pentola antiaderente per qualche minuto con dell’olio di oliva, mezzo bicchiere di pinot bianco, un pizzico di sale e una presina di zucchero; coprendoli poi con un coperchio dopo aver spento il fuoco.
Una volta intiepiditi li ho impiattati su piattini da contorno in un letto di misticanza per dare l’idea dello “stuzzichino” e il risultato non è stato affatto sgradito…
da Strami
Casolèt per tutti in Val di Sole
Protagonista della lunga rasssegna enogastronomica che anche quest’anno animerà la Val di Sole dal 19 agosto fino alla fine del mese sarà il Casolet.
Piccolo formaggio di montagna, le forme più tradizionali hanno ancora oggi uno scalzo di circa 10 cm per 10 circa di diametro, prodotto quando le mandrie erano già scese dagli alpeggi, le vacche si apprestavano all’asciutta, le mungiture giornaliere erano scarse e si preparava il formaggio per il consumo domestico dei valligiani.
Una tenera ghiottoneria casearia da consumarsi nei mesi invernali e per dar vita a molti dei piatti tipici della cucina di questa vallata trentina: dall’ insalata di pere e casolèt ai gnocchetti di pane e ortiche al casolèt, dalla scaloppa alla Solandra con casolèt, finferli e porcini, alla polenta concia e casolèt; dalla fonduta leggera al casolèt e tortel di patate con casolèt, al gelato e mousse al casolet.
O, per finire, come semplice pezzo di formaggio da consumarsi per accompagnare un bicchier di vino e rompere il languore che assale improvvisamente chi fa vita di montagna “tra boschi e valli d’or” .

Classico ritornello da canticchiare, dopo che vi sarà tornato alla mente, una volta deciso di partire per trascorrere qualcuno degli utlimi giorni di ferie in Val di Sole, approfittando proprio di questa lunga maratona che ha come tema il “Il Casolet nella cucina solandra”.
Vero cacio di montagna che grazie anche alla qualifica di presidio slow food è uscito dall’anonimato che purtroppo affligge tantisimi altri altri forrmaggi italiani non meno gustosi e non meno meritevoli di nota.
Qualche altra informazione la trovate qui .
Mentre, se vi appassiona il mondo delle bontà e delle rarità casearie del nostro paese allora è quasi d’obbligo una cliccata su “Non toccatemi il formaggio” dello specialista Alberto Marcomini.
da Strami
Festa del Vino a Castiglione in Teverina
Parte oggi, con inizio nel pomeriggio, l’ormai storico appuntamento con ”La Festa del Vino” dei colli del Tevere in quel di Castiglione in Teverina . Occasione ideale per una full immersion nel mondo vitivinicolo di quest’area laziale tra il lago di Bolsena e il fiume Tevere, nella Tuscia viterbese, approfittando del fitto calendario di appuntamenti che contraddistingue i 5 giorni di festa.
A iniziare dalle visite nelle cantine delle aziende alle degustazioni guidate dei loro vini, accompagnati da esperti sommeliers, giornalisti specializzati e autorevoli firme delle guide enologiche più prestigiose, per passare ai banchi di assaggio dei prodotti gastronomici tipici della Tuscia.
E ancora, dalle mostre e gli spettacoli musicali al piacere del convivio nelle taverne enogastronomiche lungo le piazzette e le viuzze del borgo medievale.
Insomma un inno al buon bere, alla buona tavola e alla buona compagnia che si perpetua da più di un quarto di secolo in questa piccola cittadina laziale; che apre la sue porte a quanti vogliono scoprire e riscoprire la magia delle lunghe serate d’estate all’aperto senza la noiosa presenza della solita TV.
Qui trovate il programma fino a domenica.
da Strami
In Valle d’Aosta per il lardo di Arnad
Forse non è così popolare come quello di Colonnata ma il lardo di Arnad è un’altra di quelle ghiottonerie del nostro Paese che meritano di essere gustate. Tanto meglio se nell’ultimo week end di agosto si dispone ancora di qualche giorno di ferie e si va proprio nel piccolo paese che ha dato il nome e i natali all’inimitabile lardo.
Da un trentennio infatti, nel paesello a una quarantina di chilometri dal capoluogo della Valle d’Aosta, proprio nel mezzo di una vallata, gli abitanti di Arnad festeggiano il loro lardo dop con la “Sagra del lardo“.
Occasione unica per assaggiare il lardo lavorato ancora in famiglia dai produttori che seguono i gesti e i metodi dei loro padri, dei loro nonni e di quanti, secoli fa, hanno dato vita a questa prelibatezza: il Valleé d’Aoste Lard d’Arnad.
Che si ricava dalla lavorazione della schiena del maiale successivamente sgrassata e squadrata per essere messa a “maturare” nei “doils”.
Recipienti in legno di castagno o di rovere all’interno dei quali, agli strati di lardo sovrapposti fino a riempimento, viene alternata una miscela composta da sale, acqua, spezie, aromi naturali ed erbe aromatiche di montagna. Dopo almeno tre mesi di permanenza in questa concia, il lardo è pronto per… essere festeggiato!
Ovvaimente insieme ad altre gustosissime specialità quali ad esempio la “meihtra de gri ” ( minestra d’orzo ), le ” treufolle e salignon ” ( patate con ricotta condita ) o il ” bouy avolo bagnet” ( bollito salato ) e molti altri piatti tutti da scoprire e da accompagnare con il rosso doc Arnad-Montjovet.
Qui qualche notizia in più
da Strami
Panama Cafè, il regno di Chiara

Alcuni lettori curiosoni, qualità essenziale per non essere piatti e uniformati in un mondo sempre più lastricato da schermi TV, ci chiedono che fine ha fatto la nostra carissima collega Chiara Romiti.
Ebbene la risposta è che non ha fatto nessuna fine, semmail il contrario.
Dopo aver deciso che non poteva più sacrificare buona parte della sua passione sulla tastiera di un pc, lasciando “orfani” quanti hanno tentato di riprodurre le sue gustosità fatte ricette, ha dato vita al regno che spetta a ogni chef.
Fatto di fuochi veri, di profumi che salgono da pentole in continua ebollizione, di gusti e sapori mise in place. Dopo che, all’idea creativa di un qualsiasi manicaretto, segue l’azione di trasformare e assemblare gli ingredienti.
Carni, pesci, verdure, frutta, formaggi, salumi, olio, latte, uova, farina, sale, zucchero, spezie, vino e quanto altro ancora serve per deliziare gli avventori del Panama Cafe, il suo regno di via della Polveriera a Civitavecchia.
da Strami
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di strami il 01/1/70
A Civitavecchia, Cannaiola di Marta e finger food
Al pari di altre consorelle a bacca nera, che cambiano il colore degli acini dal verde a viola, anche per l’uva Cannaiola di Marta, l’origine del nome potrebbe derivare dal latino “dies caniculares”.
Ovvero quei giorni più caldi dell’anno che, da fine luglio a fine agosto, provocano il cambiamento di colore dell’uva cannaiola.
Fin qui un pezzo della storia, mentre, per un altro pezzo, si deve ricorrere alla vita dei papi.
Più esattamente a quella di Martino IV che il sommo Dante volle mettere fra i golosi del suo purgatorio.
da Strami






