Archivi della categoria ‘Ricette della tradizione’
Antichi Sapori del Mediterraneo con meno di 20 euro
In tema di segnalazioni, che potete inviare in redazione scrivendo a redazione@communicagroup.it o alla mia casella, sembra davvero un peccato non andare a pranzo o a cena da Maria Rosa Drago che dal 2008, apre il suo ristorante “Antichi Sapori Mediterranei” seguendo un calendario che prevede come turno di riposo il weekend e tutti i giorni festivi. Giorni che solitamente nei ristoranti sono i più attesi ma non in questo locale di San Pietro di Caltagirone che, evidentemente, non cerca i pienoni festaioli ma la passione per una cucina del territorio e di quanti si accontentano, si fa per dire, dei sapori di una tradizione che ha dato blasone alla cucina della Sicilia.
Dalle bruschette alle olive nere nella cenere, dai carciofi alla calatina alle panelle, dai broccoli e cardi in pastella alle verdure selvatiche, per terminare la prima ondata di portate con la più verace delle caponate, l’accogliente ristorante si trasformain tempio della tradizione proseguendo poi con pasta fatta in casa con macco e finocchietti selvatici, ravioli con salsa fresca di pomodoro, costatine e salsicce, cassatelle di ricotta, arance e mandarini accompagnati con liquori di casa.
Il tutto inaffiato da beverino rosso della casa che non intacca il conto altrettanto degno di stupore: 17 euro.
Che dire, di fronte ad una segnalazione così, è un indirizzo di cui tenere debitamente memoria, ringraziando, ovviamente l’amica che lo ha segnalato.
Ristorante Antichi Sapori Mediterranei, Caltagirone, località San Pietro via Oznam 9, Tel.0933.20062-
da Strami
Osteria del Nonno: un pezzo di Sicilia in mezzo al Veneto
Non più tardi di un paio di settimane fa vi avevamo chiesto di segnalarci una trattoria, un ristorante, un agriturismo, un albergo o un b&b che vi ha particolarmente soddisfatti, soprattutto dove la qualità e il prezzo sono ancora per tutti, in modo di offrire a tutti gli altri amici di Peperosso i suggerimenti diretti di “colleghi” che amano la buona cucina, il buon bere e il piacere di scoprire che non ci sono solo gli stellati o tutti i locali elencati nelle guide più o meno famose ma tanti altri professionisti dell’accoglienza che meritano il giusto spazio.
Ebbene fra le segnalazioni giunte in redazione (redazione@communicagroup.it) ma anche alla mia personale che molti di voi conoscono, oggi abbiamo scelto quella di un locale aperto solo da pochi mesi per volontà di una compagine societaria fatta di amiche e amici che unendo forze e capitali, hanno voluto “inventare” l’Osteria del Nonno. O meglio, creare un posticino dove condividere la loro passione per il buon cibo e il buon bere coniugando gusti e sapori di varie zone d’Italia ma in modo particolare della Sicilia, pur se l’osteria si trova ad un tiro di schioppo da Venezia.
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da Strami
Porco e li cillit nei ristoranti di Teramo
Ultimi due giorni, oggi e domani, per scegliere uno dei menù degustazione della tradizione gastronomica aprutina in alcuni ristoranti di Teramo che in occasione della ricorrenza di S.Antonio Abate rendono omaggio all’animale che probabilmente anche il santo protettore di tutti gli animali, avrebbe definito come il più meritevole di tale celebrazione: il porco.
Dai taglieri di salumi al tortino di farro con rape cimate e salsiccia, dalla ventricina alla salsiccia in Sartania o la bruschetta con lardo e buccia di arancia grattugiata come antipasti; ai primi piatti come i gnocchetti al sugo di guanciale e pecorino della Laga o tagliatelline ai broccoli romaneschi con guanciale di maiale e zafferano; e ancora, come secondi, salsicce e verze, porcellino al forno con patate, costine di maiale con prugne e mele al Montepulciano o filetto di maiale con Porcino.
Insomma un vero e proprio trionfo per questo vituperato animale che trova nobiltà solo a morte e cottura avvenuta che a Teramo spetta ai ristoranti dell’associazione ristoratori teramani dentro le mura (ARTeramo ).
Che con soli 25 euro, oltre agli antipasti, i primi e i secondi, dei quali vi abbiamo citato solo alcuni esempi dai diversi menù, aggiungono pure i tradizionali uccelletti di fine pranzo.
Dolcetti della miglior tradizione ternana che nell’idioma originale dovrebbero essere indicati come “lì cillitt” .
Dei quali, dopo il continua trovate la ricetta.
da Strami
A Forlimpopoli con 20 euro pranzate a Casa Artusi
Ai curiosi lettori che ci chiedono gli indirizzi di trattorie o ristoranti dove si possano ancora spendere cifre contenute senza rinunciare al piacere del mangiare, un’idea potrebbe esere il menù elencato di seguito, servito in tavola a soli 20 euro :
Sformato di funghi (452), Ravioli all’uso di Romagna con pomodoro fresco e basilico (98 ), Braciuola di manzo ripiena arrosto (537), latteruolo (694).
Per quanto riguarda il numero che vedete fra parentesi non dovete pensare a quale codice ma solo al numero della ricetta originale ne “La Scienza in Cucina e l’Arte di Mangiar Bene” di Pellegrino Artusi (anno 1911, XV° edizione).
Questo perchè il ristorante in questione è ospitato proprio negli spazi di Casa Artusi, in quel di Forlimpopoli.
Città natale del più celeberrimo degli enogastronomi, autore di uno dei ricettari più famosi, scrittore e critico letterario, Pellegrino Artusi; al quale i suoi concittadini non solo gli ha dedicato un intero polo museale quale centro di cultura gastronomica e della cucina domestica italiana, ma hanno ben pensato che all’interno doveva esserci un risotrante per rendere il “museo” ancora più …appettibile.
Ristorante, appunto, dove troverete sia il menù degustazione artusiano da 20 euro ma anche tantissime altre tipicità e specialità preparate all’insegna della miglior tradizione artusiana.
Compresi gli altri due menù degustazione di terra e di mare… con qualche euro in più o un più nutrito menù di cui risulta difficle elencarne tutti i piatti in poche righe.
Il ristorante è aperto dalle 12 alle 15, e dalle 19,30 alle 24 con turno di chiusura il martedì, mentre per i tiratardi che non vogliono impegnarsi in un pranzo o una cena dalla a di antipasto alla d di dolce l’alternativa è L’Osteria di Casa Artusi aperta dalle 19.30 alle due di notte.
Che negli spazi sotterranei del complesso museale, propone una grande selezione di vini al calice e in bottiglia e un buffet libero a 10 euro, comprendente una selezione di formaggi e salumi del territorio, pane, piadine e dolci prodotti e curati sempre dallo chef di casa Andrea Banfi.
Ristorante Casa Artusi di Andrea Banfi & c. via Costa 31 -47034 Forlimpopoli (FC) tel. 0543.748049
da Strami
A Capracotta, weekend natalizi fra leggende e buona cucina
Poco distante da Isernia, cittadina molisana che presenta un ricco cartellone di eventi natalizi, c’è un piccolo centro di montagna dal nome che è tutto un programma: Capracotta.
Nome che secondo la leggenda, risalirebbe al fatto che i fondatori chiamarono Capracotta il posto dove andò a morire una capra fuggita da una pira che loro avevano acceso per sacrificarla, quale rito propiziatorio.
Altre storie invece, forse meno fiabesche, vorrebbero che Capracotta derivasse dall’uso dei longobardi, che popolarono quei luoghi, di sacrificare capre; o meglio, ammazzarle, arrostirle e divorarle, lasciando però intatta la testa per consacrarla al demonio fra balli e baldoria.
Sia come sia lo stemma civico del paese ritrae proprio una capra con un fuoco sotto le zampe che riassume egregiamente quel che può accadere alle capre secondo la storica tradizione gastronomica di questa parte del Molise dove si prepara la pezzata: piatto tipico dei pastori a base di carne di pecora bollita e condita con patate, pomodori ed erbe aromatiche, che esaltano i sapori di una carne dal sapore unico.
Frutto dei pascoli ancora incontaminati, dell’aria buona e di acque ancora limpide che dal monte scendono a valle lungo un paesaggio che merita davvero di essere ammirato anche nella stagione più fredda dell’anno. Magari scegliendo di soggiornare presso l’agriturismo Guado Cannavina che ha l’unico difetto, se così vogliamo definirlo, di avere poche camere, quasi sempre prenotate data anche la vicinanza con un paio di impianti sciistici.
Piccolo neo, quello delle poche camere compensato da qualche posto a tavola in più che vale la pena di occupare per un pranzo a base di genuine specialità.
A partire dal caciocavallo, ricotta, soppressata, prosciutto, fegatino d’agnello, sagne a pezza al sugo d’agnello, tagliatelle al tartufo, agnello alla brace, nodini di trippa di agnello, scamorza arrosto, marricelli arrosto e dolci fatti in casa.
Il tutto inaffiato da verace Montepulciano e Sangiovese e un conto che è ancora di quelli da Amicone nel senso più letterale del termine visto che, Michele, la moglie Maria Cristina e i figli Marino e Felice, di cognome fanno Amicone.
Cliccando Capracotta qualche notizia in più su come raggiungere quest’angolo del Molise.
Radici che non si dovrebbero dimenticare
Se le vostre origni non sono cremonesi, più ancora di quella parte di territorio che confina a nordovest con la provincia di Brescia, può essere che le Radici amare di Soncino non siano un tipo di vegetale che rientri nei vostri consumi.
Per la verità anche da quelle parti se ne sta perdendo la memoria resta però il fatto che con le radici del Cicorum intibus, si possono preparare velocemente dei piatti più che adatti alla stagione.
Il modo più semplice è quello di riaschiare e mondare le vostre radici mentre si fa bollire dell’acqua dove, a pulitura ultimata, si immergonno le radici con un cucchiaio di aceto e un attimo di sale. Dopo una quindicina di minuti o poco più, vanno scolate e condite con un succo di olio e limone e un battutto di prezzemolo con un po’ di aglio. Se però l’aglio non vi aggrada, si può anche non mettere e gustare così solo il piacevole gusto amaragnolo di un cibo tanto naturale quanto incredibilmente ricco di elementi benefici che, dai sali minerali alle vitamine, teme pochi rivali.
In alternativa, se invece di un semplice contorno volete qualcosa di più elaborato, dopo aver usato lo stesso procedimento descrittto sopra per bollirle, invece che condire le vostre radici con olio e limone e prezzemolo, stendetele in una pirofila imburrata e copritele con della fontina prima di passarle in forno per una ventina di minuti e …buon appetito.
da Strami
Hostaria Da Poggi, magnar da venexian
Può capitare di essere a Venezia e trovarsi a chiedersi dove pranzare senza entrare in uno dei tanti locali buoni per turisti che magari amano il rischio di conti salati o in locali che ormai hanno perduto quell’identità tipica delle vecchie trattorie veneziane o dei “bacari”, che proponevano le più esemplari specialità di una cucina fatta di cose semplici che sanno diventare raffinate non appena se ne comprende il valore.
Piatti a base di quei prodotti dell’entroterra lagunare e di pesci non blasonati ma non per questo di poco valore: sardoni, anguelle (acquadelle), masanete (piccoli granchi di laguna), folpetti e capesante caorline, e altro ancora che, insieme alle specialità della terra, fegato alla veneziana, risotto coe secole (piccoli pezzetti di carne che rimanevano attaccate alle ossa dopo la spolpatura di tagli nobili), pasta e fasioi col museto (cotechino) e non ultimo il baccalà alla veneziana e mantecato.
Insomma, delizie gastronomiche di un tempo passato che torneranno con tutta la forza dei loro sapori sulle tavole di un locale che, in quel di Cannaregio sarà il locale per chi, a Venezia, vuole mangiare come si è sempre mangiato a Venezia.
Prima del mordi e fuggi dei milioni di “foresti” che assediano ogni giorno la Serenissima, tanto da renderla più simile a una Veneland che a quella città che è ancora fra i ricordi di molti.
Ai fuochi della Hosteria da Poggi, questo il nome del ristorante che dal 4 novembre sarà un punto de stea, come dicono in laguna, Stefano Aldreghetti e tutta la sua perizia per una rinnovata versione di questo locale veneziano che risponderà alla domanda del dove si va a mangiare nella città dei Dogi, senza entrare nell’anonimato di un locale senza personalità.Per trovarlo, nel cuore di Venezia, basta che vi segnate Cannaregio, 2103 Rio terà della Maddalena, a 100 metri dal casinò.
Comunque qui c’è una mappa oppure, l’home page dell’Hosteria Da Poggi.
p.s
Nota interessante: Hosteria Da Poggi fa parte dei ristoranti, non moltissimi in verità, dove anche gli intolleranti al glutine possono star tranquilli, basta avvisare lo chef
da Strami
Ultimo commento:
di Strami il 01/1/70
Il petto di faraona per il risotto, in forno tutto il resto
Volete prepararvi un risottino usando un bipede che per nostra fortuna non si presta ad essere allevato in batteria con i ritmi del pollo e quindi riesce ancora ad avere un po’ di quel gusto che riporta la memoria a pennuti ruspanti?
Presto fatto, basterà che il vostro macellaio vi preparari un petto di faraona disossato e voi ci aggiungiate il riso, della cipolla tritata, 1 spicchio d’aglio tritato, un paio di cucchiai di olio di oliva, possibilmnete buono,
1 rametto rosmarino, anch’esso tritato, 1 bicchiere di vino, 1 bicchiere di Marsala, 1 noce di burro, 2 cucchiai di grana, farina 00, sale e pepe.
A questo punto, tagliate la faraona a cubetti della larghezza di 1/2 centimetro e spolveratela con un po’ di farina.
Scaldate una padella a fuoco vivo con un cucchiaio d’olio extra vergine, un po’ di cipolla e aglio e quando il tutto ha raggiunto un po’ di colore, aggiungete la carne di faraona.
Salate e pepate facendo andare a fuoco vivo per 2-3 minuti, poi bagnate con il Marsala e fate evaporare aggiungendo il rosmarino tritato insieme ad un mestolo di brodo ( precedentemete preparato) e fate cuocere per altri 2-3 minuti.
In una pentola soffriggete cipolla e aglio, versate il riso e fatelo tostare aggiungendo il vino bianco e, un po’ alla volta, il resto del brodo.
A circa metà cottura aggiungete la faraona e aspettate la cottura del riso.
Qualche momento prima di servire, mantecate con burro e grana.
p.s
Se il vostro macellaio non vi ha procurato solo il petto ma vuole darvi anche il resto della faraona, visto che normalmente viene venduta intera, niente paura, cosce, avancosce, ali e il resto del busto possono andare benissimo in forno per preparare anche un gustoso secondo usando la stessa preparazoine che riservate al pollo.
da Strami
I Primi d’Italia saranno tutti a Foligno

Scrivere di un evento enogastronomico prima di qualche altro nell’era di internet, sembra impresa impossibile ma questa volta, l’anticipo dovrebbe essere sufficente perchè la “pasta ” non sia stracotta.
Per prepararvi all’appuntamento, infatti, avete 28 giorni da oggi e state pur certi che se arriverete puntuali in quel di Foligno dal 24 al 26 settembre per “I Primi d’Italia”, la pasta la troverete cotta a puntino, ne un attimo in più ne un attimo in meno.
da Strami
Vergani Ballotta, i premiati
La scelta di quale piatto premiare per la terza edizione del Vergani Ballotta, concorso enogastronomico del quale vi avevamo dato notizia qualche giorno fa, non è stata indolore. Più di un piatto, preparato dagli oltre 50 cuochi provenienti da tutte le province del Veneto per partecipare alla sfida, avrebbe potuto meritare la vittoria.
Fortuna che la sottile arguzia dei promotori e degli organizzatori del premio – delegazione Euganea dell’Accademia Italiana della Cucina e l’editrice Terra Ferma – è venuta in aiuto, introducendo nel regolamento il doppio vincitore.
Uno proclamato dalla giuria ppoolare, costituita dal mezzo migliaio di ospiti presenti, l’altro, selezionato dalla giuria tecnica; composta da gastronomi e giornalisti.
Risultato: primo premio alla delegazione di cuochi di Rovigo con il risotto mantecato al tartufo di Ariano Polesine da parte degli ospiti, altro primo premio, da parte dei “tecnici”, alla delegazione di cuochi di Venezia con il loro risotto di ortiche e secole.
Ovvero piccolissimi pezzetti di carne che vengono scarnificati dagli interstizi delle vertebre del manzo e /o del maiale.
Altra difficile scelta, quella di premiare il cuoco più bravo fra i presenti con meno di 25 anni relativamente a quella parte del concorso loro dedicata.
Anche qui, e non solo salomonicamente, tale questione è stata superata dai giurati che hanno proclamto due vincitori.
Non solo ex aequo ma anche di sesso femminile l’una, Valentina Spagnolo, e di sesso maschile, Samuel Tecchio, l’altro.
Qui, cliccando la gallery, una serie di scatti della serata, i diversi momenti della serata, i vincitori e i loro piatti, noché alcune fasi della titolazione di una via dedicata al fondatore dell’Accademia Italiana della Cucina, Orio Vergani, ispiratore, con Toni Carta, di questa grande festa della cucina della tradizione.
da Strami
Ultimo commento:
di strami il 01/1/70






