Archivi della categoria ‘Vocabolario’
Note contrappuntate per la Prime Uve
Non è mio costume far attendere una gentile mademoiselle, come lo è stata Stefania Fussi quando si è trattato di supportarci per visiatre la distelleria Maschio, come poco signorile, del resto, sarebbe non ringraziare per l’altrettanta disponibile ospitalità i due fratelli Anna e Andrea Maschio.
Che pur nell’implicito obiettivo di coinvolgere gente di penna o di tastiera per far scrivere delle loro acqueviti, dopo aver spiegato loro la differenza fra grappa e acquavite, hanno dimostrato un savoir faire decisamente signorile aprendo tutte le porte dell’azienda di famiglia in quel di Gaiarine.
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da Strami
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di Prime Uve Experience Day: il brand nel web 2.0 « TheBlogTV il 01/1/70
Rubine il formaggio venato di rosso che piaceva ai latini
Dal Vesuvio al Piemonte il passo non è breve ma se dopo il pomodorino vesuviano volete provare un altra tipica prelibatezza dell’immenso patrimonio gastronomico del nostro Paese allora non dovete perdervi Malvicino.
E’ li, che dalle latte di capre che vivono semibrade, si ricava un formaggio dalle origine antichissime, frutto dell’equilibrio di due mungiture del latte, quella della sera e quella del mattino, microfiltrato e lavorato crudo.
Il sio nome è Rubine e discende probabilmente dal fatto che i latini lo chiamavano “ruber”, rosso, per il carattaristico colore rubino velato che affiora nella stagionatura.
Una delizia per gli occhi ma soprattutto per il palato che non mancherà di trasmettere piacevolissimi ricordi ai neuroni della memoria sensoriale dopo che lo avrete gustato proprio in uno fra i caseifici più veraci dell’alto Appennino piemontese: Le Ramate.
Azienda agricola della famiglia Cambiano che con tenacia e passione ha riportato in vita il piccolo borgo omonimo abbandonato da oltre un trentennio, prendendone, com’era giusto che fosse, il nome per il loro caseifico e per la loro azienda.
Simbolo di un Italia che, specie da quelle parti, non è tutta della Fiat o di altre industrie che non riuscirebbero mai ricavare da soli due litri di latte, 350 grammi di prelibatezza tale da far schiattare d’invidia il miglior crémier di Francia.
da Strami
Domenica fra erbe e spezie: risotto ai raperonzoli
In botanica si chiama campanula rapunculus e quando è in piena fioritura, da aprile inoltrato a settembre, i suoi fiori azzurri sono un toccasana estetico per prati incolti o ulteriore abbellimento per vigneti e oliveti, all’ombra dei quali questa pianta cresce spontaneamente. Ma quel che più interessa, per quanti sono in cerca di ghiotte raffinatezze gastronomiche, sono le polpose radici e le foglie basali.
Sono ottime per risotti, minestre, tagliatelline spadellate ma anche per fresche insalate primaverili o per essere mangiate dopo che hanno guarnito un piatto.
Di consistenza carnosa e dal gusto miscelato fra il dolciastro della radice vera e propria e l’amarognolo delle foglie, i raperonzoli hanno un unico svantaggio: la difficile reperibilità sui banchi dei fruttivendoli.
Ma una volta trovati il suggerimento è quello di prepararsi subito un risotto seguendo la ricetta

Risotto con raperonzoli
Dopo aver imbiondito dello scalogno tritato in olio di oliva, aggiungete due o trecento grammi di radici di raperonzolo ridotte in cubetti e lasciarle in cottura per qualche minuto prima di versare 300 grammi di riso.
Dopo la tostatura lasciate andare bagnando con del brodo vegetale e, a tre quarti di cottura aggiungete le foglie di raperonzolo.
Mantecate il risotto con parmigiano, pochissimo burro e servite.
Con le dosi indicate oltre a voi farete la delizia di altri tre commensali.
da Strami
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di marco il 01/1/70
A casa di chi fa grappa da quattro generazioni
Giornata interessante quella che attende un cospicuo numero di giornalisti enogastronomici il prossimo 5 febbraio nelle distillerie di una delle aziende produttirici di grappa fra le più note e antiche d’Italia.
Più di cento anni di storia per una passione tramandata per quattro generazioni in quel del trevigiano: dal bisavolo Antonio al nonno Giuseppe al padre Bonaventura, all’attuale amministratore unico e appassionato distillatore Italo che oggi, con Anna e Andrea, figli di Italo, è già al lavoro la quinta generazione.
Nel corso della giornata di studio i convenuti vestiranno i panni dei distillatori e impareraano dal vivo come dalle preziose uve passite nasce una delle grappe italiane più apprezzate.
Insomma un appuntamento al quale non rinunciare e che seguiremo per voi, dandovene conto nei prossimi giorni.
da Strami
Torcolato, vino dolce che si spreme a gennaio
Di colore è ambrato e dall’intenso profumo di miele e di uva passita che lascia trasparire delle note di vaniglia, il suo nome è Torcolato ed è un tipico vino dolce ottenuto da uva vespaiola, talora accompagnata seppur in misura minore da altre tipiche uve quali tocai, garganega, pedevenda o durella.
Uve particolarmente diffuse in quella parte del Veneto, alle pendici dei vicentini colli Berici, che proprio in questa stagione vivono il loro momento di dolce gloria grazie al Torcolato e alla manifestazione che lo celebra e lo festeggia in pompa magna ormai da quindici anni.
Luogo dell’appuntamento, la cittadina di Breganze dove, a partire da sabato 16 gennaio e per tutta la domenica del 17, si può degustare questo vino che prende il nome dal metodo utilizzato per conservare i grappoli raccolti che vengono appesi a delle travi in soffitte ben areate tramite una coppia di spaghi su cui ogni grappolo viene attorcigliato ( “torcolato” ) e lasciato a riposare fino alla fase della spremitura che, con il nome di “Primo Torcolato” avviene pubblicamente proprio durante la manifestazione, nel pomeriggio della domenica.
Inutile dire che oltre ai gusti e sapori di albicocche secche, scorze di agrumi, datteri, mandorle dolci e mele del Torcolato, l’occasione è buona anche per altre piacevolezze come i formaggi e i salumi di una zona collinare e pedemontana che fra i suoi vanti annovera pure la famosa soprèssa.
da Strami
Quando chiedete fontina, siate precisi
Sarà la Fontina, o meglio le fontine, le protagoniste dell’incontro organizzato dalla regione Valle d’Aosta che per il 25 novembre a Saint-Vincent con inizio alle 17.00 presso il centro Congressi del Grand Hotel Billia.
Un momento di approfondimento, questa la promessa di chi cura l’evento “Io sono le fontine”, legato alla diversità e alla versatilità di questo formaggio e al concorso dedicato alle fontine d’alpeggio divenute, oltre che formaggi dop, uno dei simboli più fondanti della produzione agroalimentare delle Valle d’Aosta.
Un formaggio, la fontina, che grazie alle sue molteplici peculiarità riesce a rispecchiare ogni singolo piccolo produttore locale che, dai caseifici agli alpeggi in quota, tutti insieme danno origine ad un prodotto dalle mille personalità ma accomunate da un’unica identita.
Che, per l’occasione, sarà spiegata da Paolo Massobrio, enogastronomo e già autore della GuidaCriticaGolosa 2010, presentata al Golosaria di Torino, e che può rivelarsi particolarmente interessante per conoscere più da vicino le tante fontine che ci sono in giro.
Alcune delle quali non hanno mai visto la Valle d’Aosta.
da Strami
Croissants, un successo… “crescente”
Guest Star di ogni colazione che si rispetti, il cornetto!
Riuscite ad immaginare di meglio, al fianco dell’immancabile cappuccino mattutino?
Oltre ad essere innegabilmente goloso, il Croissant (letteralmente, “crescente”) ha alle sue spalle anche una storia bizzarra.
da Fabrizio Gabrielli
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di GIANNI il 01/1/70
Profiterol (e profiterole) tra storia e leggenda
Portato sugli scudi dalla haute pâtisserie d’oltralpe, il profiterole (o profiterol, prophiterole, profiterolle – tutte le grafie sono accettate e largamente documentate) ha, e forse non tutti lo sanno, umilissime origini.
L’etimologia, tuttavia, è quanto mai incerta. Sembrerebbe che il primo uso attestato si riferisse ad un tipo di “pane ripieno cotto sotto le ceneri”.
da Fabrizio Gabrielli
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di Daniele il 01/1/70
C’è Whisky e Whiskey

Allo scozzese non fare sapere quanto è buono l’whisky con la “e”.
Con questo motto si potrebbe riassumere il “revanscismo dei distillati” che da sempre anima il popolo del kilt.
E se ne è accorto anche il fantascientifico colonnista “vinoso” e “spiritoso” del NY Times, Eric Asimov, floodato di commenti risentiti da parte dei clan delle Highlands quando s’è azzardato ad utilizzare whiskey e non whisky parlando del distillato di malto, del loro distillato di malto.
No way.
C’è Whisky e Whiskey.
da Fabrizio Gabrielli
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di marco il 01/1/70
Chirimoyas, frutti tropicali d’Andalusia

Supponiamo che abbiate messo in programma una puntata in Ispagna, per ammirare le più belle Cose Iberiche. Del Chirimoya ignorate ancora l’esistenza.
E che abbiate scelto l’Andalusia, terra estremamente affascinante, magari per perdervi nell’atmosfera rarefatta di un’Alhambra visitata alle luci del primo mattino.
Prima di inerpicarvi per i giardini pensili, raccomandiamo un desayuno bello abbondante. E non lasciatevi sfuggire un morso ai Chirimoyas.
Come il kiwi, non è certo il frutto che scegliereste al solo guardarlo esteriormente. Eppure il Chirimoya de la Costa Tropical de Granada-Màlaga è un frutto molto delicato e piacevolmente dolce, da mangiarsi ben maturo dopo averlo tagliato a metà, con un cucchiaino.
La cooperativa Herco-Frut ha pure tentato la via di marmellatizzazione. Compito affatto facile, data la velocità con cui la polpa carnosa di questo frutto originale del Sud America tende ad ossidarsi. Nondimeno necessario, dacché ogni anno quintali di Chirimoyas, non consumati, vanno al macero.
Nonostante il festival che, ogni Ottobre, gli viene tributato nella cittadina andalusa di Almuñecar.
E voi, mai avuto l’onore di incrociare la strada del Señor Chirimoya?
da Fabrizio Gabrielli
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di giulia il 01/1/70






