Archivi della categoria ‘le freak c'est chic’
Un po’ di gin e l’Americano diventa Negroni
Se vi siete stancati degli anonimi intrugli propinati all’ora dell’aperitivo prima di cena, modaioli ma privi personalità, provate a chiedere un Americano.
Se il vostro barman è sufficientemente preparato nel suo mestiere o discretamente avanti con gli anni, verserà in un tumbler basso, questa la definizione del bicchiere da usare, del Martini rosso e del Bitter Campari, mezza fetta di arancia, tre cubetti di ghiaccio e una spruzzata di seltz.
Così sì, con il vostro bicchiere in mano, potrete gustare uno dei cocktail pre-dinner più tradizionali.
Di gran moda nei tempi andati e dal sapore molto invitante.
Semplicità d’esecuzione unica che fu però modficata quando tale Camillo Negroni, conte fiorentino, chiese che nel suo Americano, al posto della spruzzatina di seltz, venisse versato del Gin.
Tutta un’ altra musica.
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da Strami
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di “Un pandemonio” a Palazzo Reale: la Scapigliatura messa in mostra | DaringToDo.com il 01/1/70
Altro che birrini e birracce… ‘na biretta!
Tempo fa si parlava di birroni, birrini e birracce, come compromesso low-cost ed industriale al variegato e molto-ma-molto-underground panorama brassicolo artigianale.
Non avevamo utilizzato il termine “birretta”, che con quel vezzeggiativo poteva rimandare a connotazioni negative.
E abbiam fatto bene.
Perché ecco che oggi, annus domini 2009, la “biretta” si concretizza in malto e persona.
Fedeli al dettame che ‘na biretta è sempre ‘na biretta – come si dice spesso e volentieri a Roma e dintorni –, infatti, c’hanno pensato i ragazzi del Birrificio Ostiense Artigianale a lanciare la nuova “birra chiara artigianale BBONA”.
‘NA BIRETTA, per l’appunto.
Ma che d’è ‘na biretta?
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da Fabrizio Gabrielli
L’Angelo di Peperosso

Oh, cosa avrà in serbo per noialtri di Peperosso il duemilanove appena arrivato, ancora non lo sappiamo.
Ma se è vero che il buongiorno si vede dal tramonto, l’appendice di duemilaotto ci ha quantomeno dato la convinzione d’avere un Angelo che s’aggira per il backstage della peperossiana cucina.
Un Angelo, e che Angelo.
Angelo De Giuseppe, professione chef. Di quelli con gli attributi. Dissacratore. Ancorato alla tradizione. Uno che, per intenderci, ha servito sardine in savor con polenta in gabbia, canederli in zuppa di orzo e turbante di anguria con petali di pomodoro gamberoni e goccie di pesto alla genovese nientepopodimenoché all’inaugurazione dell’ussuosissimo (sic) hotel Atlantis The Palm (al fianco di Locatelli, Rostang, Santamaria e Nobu, dobbiamo suppore) a Dubaj Dubay Dubai, un posto dove il lusso esce fuori anche dai lavandini.
Mica pizza e fichi.
da Fabrizio Gabrielli
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di il 01/1/70
Hospitalis a Riga in Lettonia – Vai al ristorante e ti ritrovi in ospedale

Certo è che mentre noi ce ne stiamo a discutere su quanto sia giusto o meno portare una ristorazione adeguata in corsia, in Lettonia – dove notoriamente sono tutti più ligi al dovere e disciplinati, non a caso si dice mettere in Riga – il problema l’hanno già risolto da un pezzo. Come?
Portando la corsia al ristorante.
Se non ci credete imbarcatevi sul primo volo della AirBaltic disponibile e ricordatevi di scendere all’aeroporto di Riga, dove vodkaholic tassisti saranno ben lieti di scarrozzarvi fino al 12 di Stabu Street.
Il grosso è fatto. Ora non vi resta che varcare la soglia dell’Hospitalis.
da Fabrizio Gabrielli
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di Italo-Baltica: blog » ESTONIA NELL’EUROZONA A PARTIRE DAL 2011 il 01/1/70
Un orto biologico alla Casa Bianca

E se si facesse un orto biologico alla Casa Bianca?
Se a proporlo è la statunitense Alice Waters, guru di Slow Food (della chioccioluta associazione è pure vicepresidente internazionale) nella terra del fast food e pluriacclamata chef di Chez Panisse, c’è da scommetterci: non è una proposta buttata là così, per dire.
In un articolo per il Corriere della Sera Magazine, Alessandra Farkas spiega che quello tra la Waters e Barack è ben più di un progetto utopistico: c’è una sorta di solenne promessa.
da Fabrizio Gabrielli
I Menu Filosofici di Tullio Gregory al Festival della Fantasia

A Tullio Gregory, pluridecorato accademico, filosofo e lessicologo, alcune cose non stanno proprio simpatiche. Wikipedia, per esempio. Ed i cuochi della nouvella vague, quelli – parole sue – “incapaci di attendere alle grandi salse madri, alle lunghe cotture, cuochi che hanno perduto anche la capacità di trinciare in tavola, preferendo portare pallidi frammenti di vivande contornate da indigesti grafismi”.
Per questo, nei menu filosofici che ha curato per il Festival Filosofico tributato quest’anno alla Fantasia, ci sarà spazio anche e soprattutto per la sostanza e la riscoperta di un’ars culinaria d’antan. Più alcune allusioni e simbologie fantasiose, chiaramente.
da Fabrizio Gabrielli
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di Comunità in questione al FestivalFilosofia 2009 tra lezioni magistrali, mostre, spettacoli e menù filosofici | DaringToDo.com il 01/1/70
Il ristorante no-food, l’evoluzione del porta-party

A King Island in Tasmania, cioé dall’altra parte del mondo, ci sono tramonti mozzafiato e masnade di pinguini nei periodi di accoppiamento.
Ma di ristoranti in riva al mare, nisba.
Almeno fin quando Caroline Kininmonth non ha avuto un’idea brillante. Restaurare un vecchio rimessaggio. Dipingere le pareti di giallo. Appendere qualche foto alle mura.
Poi ci ha preso gusto.
Perché non un farne un ristorante-non-ristorante?
E’ così che nasce il nuovo modello di ristorazione BYOF, Bring Your Own Food, cioé Portati Il Tuo Cibo. L’evoluzione glamour e stylish del porta-party.
da Fabrizio Gabrielli
I vegetariani che ce le suonano e la Vegetable Orchestra
Azzardavo l’ipotesi di azzannare canguri ed ecco che, con disarmante semplicità, il vegetarianesimo spunta come soluzione a tutti i mali (a Silvia bastano cinque parole).
Non c’è che dire, i vegetariani – quando tirati in ballo da carnei discorsi – ce le suonano.
Ed in tema di sonorità e cavolfiori, chi meglio della Vegetable Orchestra riesce a mettere semibiscrome a forma di ravanello e sedani intrecciati a mò di chiave di violino su di un pentagramma?
da Fabrizio Gabrielli
Mangiare come cavallette o mangiare LE cavallette?

La soluzione (o almeno un succedaneo) alla crisi alimentare è nell’aria.
Ma anche nella terra, o negli alberi di sago.
Così sostengono i luminari dell’Università dell’Ohio, che come sempre – in periodi di vacche magre, ma formiche grasse – tornano a celebrare i vantaggi dell’entomofagia. Insomma, del mangiare insetti.
Occhei, è solo questione di tabù culturali. Ma il gourmet occidentale saprà adattarsi?
da Fabrizio Gabrielli
Cocomeromania

Se c’è un frutto che meglio degli altri riassume una stagione intera, quello non può essere che il cocomero.
Che inesorabile, con l’arrivo della bella stagione (perché arriva, arriva…), torna a far parlare di sé, un po’ come la dieta a zona, la prova costume e le mete preferite dagli italiani per le vacanze.
Ma se a Roma e dintorni si limita a rilucere sui banchi dei cocomerari, è nella terra del Sol Levante che – da sempre – arrivano le notizie più succose. Perché il Giappone è la terra della cocomeromania.
da Fabrizio Gabrielli
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di il 01/1/70






