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Panama Cafè, il regno di Chiara

Alcuni lettori curiosoni, qualità essenziale per non essere piatti e uniformati in un mondo sempre più lastricato da schermi TV, ci chiedono che fine ha fatto la nostra carissima collega Chiara Romiti.
Ebbene la risposta è che non ha fatto nessuna fine, semmail il contrario.
Dopo aver deciso che non poteva più sacrificare buona parte della sua passione sulla tastiera di un pc, lasciando “orfani” quanti hanno tentato di riprodurre le sue gustosità fatte ricette, ha dato vita al regno che spetta a ogni chef.
Fatto di fuochi veri, di profumi che salgono da pentole in continua ebollizione, di gusti e sapori mise in place. Dopo che, all’idea creativa di un qualsiasi manicaretto, segue l’azione di trasformare e assemblare gli ingredienti.
Carni, pesci, verdure, frutta, formaggi, salumi, olio, latte, uova, farina, sale, zucchero, spezie, vino e quanto altro ancora serve per deliziare gli avventori del Panama Cafe, il suo regno di via della Polveriera a Civitavecchia.
da Strami
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di strami il 01/1/70
In Carinzia, per far niente
Probabilmente chi ha deciso di chiamarlo Kurzentrum pensava di mirare a un target di clienti ben preciso, fatto di persone piene di acciacchi e pure di una certa età.
In realtà il Kurzentrum di Bad Bleiberg, in terra di Carinzia a due passi da Villach, è un albergo che va benissimo anche per chi vuole buttare il telefonino alle ortiche e trascorrere qualche giorno di assoluto relax.
Certo, volendo si può disporre di un sacco di trattamenti termali per rimettere in moto articolazioni grippate e ossa scricchiolanti, visto che il piccolo paese di Badbleiberg è noto per le sue acque e cure termali, ma volendo limitarsi all’arte del riposo in mezzo a monti verdissimi e possenti montagne piene di laghi cristallini, è un posto da prendere in esame.
Tanto più che la cucina che abbiamo provato, anche se contraddistinta da tre diversi menu classificati per quantità di calorie che danno davvero l’idea di essere in un centro di cura ( Kurzentrum ), vale la pena.
Non ci sono carbonare, lasagne alla bolognese o abbacchio a scottadito ma i piatti della Carinzia ci sono tutti.
da Strami
Sex on the beach, un classico davanti al mare
Negli anni settanta, quando il linguaggio corrente doveva trovare ancora la sua libertà, si chiamava
“Fun on the Beach” e fu uno dei cocktails più in voga nei mesi esitivi.
Ancora più modaiolo poi, quando con il rilassamento dei costumi cambiò nome e divenne il
“Sex on the Beach” che ancora oggi, tiene testa all’altro suo concorrente da spiaggia, il mojito.
Di questo però, ne parleremo più in la visto che le righe di oggi sono tutte per il Sex on the Beach e per la sua semplice modalità di preparazione che, nella versione base, richiede vodka bianca, liquore alla pesca, succo d’arancia, succo di ribes e ghiaccio.
da Strami
Distinti salumi da Cagli
Non siete amanti del pecorino ne tantomeno delle fave di Nerola ?
Poco male, potete cambiare persorso e, per il primo maggio, potete andare in quel di Cagli.
Altra piccola città, questa volta delle Marche, fascinosamente rappresentata dall’antico torrione voluto da Federico di Montefeltro a sovrastare altre decine di bellezze architettoniche dei secoli passati.
Il tutto in una cornice paesaggistica a ridosso della riviera adriatica che anche per quest’anno ospita una rassegna nazionale dei salumi sempre più attesa.
Una ghiotta occasione per scoprire gran parte delle migliori produzioni norcine del nostro Paese in un colpo solo.
Presidi nazionali Slow Food e prodotti dei consorzi nazionali di tutela del salume da gustare nei cortili, negli androni degli antichi palazzi nobiliari e nei principali luoghi storici della città trasformati per l’occasione in sale di degustazione.
Tante e tali che i tre giorni della manifestazione sembrano addirittura un po’ pchini ma, con un po’ di buona volontà e “spirito di sacrificio” possono bastare.
Cliccando il link trovate ogni dettaglio di tutto il nutrito programma.
p.s
Già che ci siete, prima di partire per Cagli, cancellate dalla memoria la parola… colesterolo e non preoccupatevi : le cose buone per davvero non hanno mai ammazzato nessuno.
da Strami
Nel gusto non c’entra la matematica: Trentatre di Birra del Borgo
Accendo il giradischi e metto su un trentatre giri. Gli altri, spossati dal viaggio, reclamano a gran voce buona birra. E sì che scorre sangue teutonico, nelle loro vene trentine: e poi, provateci voi ad entrare a Trento trotterellando. Sfido che vi venga sete.
Sfodero l’ennesima creazione di Leonardo Di Vincenzo, guru brassicolo di Birra del Borgo, ed ammutoliscono.
Trentatre.
Ambrata, per la precisione.
da Fabrizio Gabrielli
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di Mirko il 01/1/70
Altro che birrini e birracce… ‘na biretta!
Tempo fa si parlava di birroni, birrini e birracce, come compromesso low-cost ed industriale al variegato e molto-ma-molto-underground panorama brassicolo artigianale.
Non avevamo utilizzato il termine “birretta”, che con quel vezzeggiativo poteva rimandare a connotazioni negative.
E abbiam fatto bene.
Perché ecco che oggi, annus domini 2009, la “biretta” si concretizza in malto e persona.
Fedeli al dettame che ‘na biretta è sempre ‘na biretta – come si dice spesso e volentieri a Roma e dintorni –, infatti, c’hanno pensato i ragazzi del Birrificio Ostiense Artigianale a lanciare la nuova “birra chiara artigianale BBONA”.
‘NA BIRETTA, per l’appunto.
Ma che d’è ‘na biretta?
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da Fabrizio Gabrielli
Mild, Mild West (Le Mild Ales, orgoglio birrario britannico)
E poi vi diranno che se siete davvero amanti delle birre inglesi, beh, non potete evitare in vita vostra una sorsata di Mild.
E voi, che un po’ l’inglese lo masticate (anzi, lo ingollate), vi chiederete cosa significherà mai quella “leggerezza” del nome, Mild Ale.
Partite da un presupposto: ad essere leggera è la luppolatura. Insomma, se amate le bitter ales, se siete invaghiti dei fiori di luppolo, potreste rimanere delusi.
Ma noi non amiamo solo Mr Humulus Lupulus. E pensiamo che un assaggio valga bene la pena.
da Fabrizio Gabrielli
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di Max "Scotsman" Marotta il 01/1/70
La Birra al Chinotto – n°8 del Birrificio Scarampola

Il Citrus Myrthi Folia è già passato per queste pagine, ricordate?
Chi…?
N’otto!, sì, proprio il chinotto, del quale abbiamo prima tracciato le origini, poi lodato i fasti, infine suggerito come prepararlo (artigianalmente, Strami docet).
Oggi torna come guest star di una birra senz’altro sopra le righe, la piacevolissima n. 8 del Birrificio Scarampola, birra millesimata (se non altro perché prodotta nel Monastero di Santo Stefano a Millesimo, un tiro di schioppo da Savona).
da Fabrizio Gabrielli
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di sandra il 01/1/70
Non solo Fiordi: le birre norvegesi di Nøgne Ø

Nøgne Ø, in norvegese, significa “isola sterile”.
Ma la Norvegia non è un’isola, né tantomeno, birristicamente parlando, sterile.
E parte del merito spetta senz’altro al birrificio creativo di Grimstad Nøgne Ø, che ha avuto l’innegabile merito di stravolgere, con la produzione di birre complesse e talvolta estreme, il parco brassicolo norreno fatto, perlopiù, di “inconcludenti” lager, birre filtrate e pastorizzate.
Per quanto ci riguarda, anno nuovo passioni vecchie, la beer-addiction non c’è proprio passata. E nemmeno la voglia di scovare per voi chicche imperdibili.
Qua, in questo piccolo birrificio norvegese, ne producono per tutti i gusti.
da Fabrizio Gabrielli
Peperosso’s Endorsement: Birre sotto l’Albero 2008

Che Peperosso – da un po’ di tempo a questa parte – si sia dedicato ad un endorsement spassionato del nettare di Gambrinus è cosa nota.
Perciò, se anche voi siete appassionati del “brodo di malto” e leggete queste righe in un freddo sabato mattina capitolino, e mettiamoci pre che non sapete proprio come ingannare il pomeriggio, ve la troviamo noi qualcosa di meglio dello shopping natalizio.
Tuffatevi a Trastevere per la seconda edizione di Birre sotto l’Albero.
da Fabrizio Gabrielli






