Archivi della categoria ‘Formaggi’
Caseus Veneti, gusti, sapori e solidarietà
Giunta ormai al suo sesto compleanno la manifestazione-concorso tra le eccellenze casearie venete, cui partecipano oltre 90 produttori e 350 formaggi, Caseus Veneti è ormai diventata uno degli eventi più ghiotti per gli appassionati del formaggio e per quanti vogliono trascorrere un fine settimana degustando l’antico risultato dell’arte dei casari.
Che anche in questa parte d’Italia così freneticamente industrializzata, non hanno ancora ceduto alla frenesia della massificazione agroalimentare, conservando produzioni che sono l’espressione più tipica di una storia comune a tutte le regioni italiane: ricavare dal latte quel che per secoli è stato companatico.
da Strami
Ultimo commento:
di marco il 01/1/70
Casolèt per tutti in Val di Sole
Protagonista della lunga rasssegna enogastronomica che anche quest’anno animerà la Val di Sole dal 19 agosto fino alla fine del mese sarà il Casolet.
Piccolo formaggio di montagna, le forme più tradizionali hanno ancora oggi uno scalzo di circa 10 cm per 10 circa di diametro, prodotto quando le mandrie erano già scese dagli alpeggi, le vacche si apprestavano all’asciutta, le mungiture giornaliere erano scarse e si preparava il formaggio per il consumo domestico dei valligiani.
Una tenera ghiottoneria casearia da consumarsi nei mesi invernali e per dar vita a molti dei piatti tipici della cucina di questa vallata trentina: dall’ insalata di pere e casolèt ai gnocchetti di pane e ortiche al casolèt, dalla scaloppa alla Solandra con casolèt, finferli e porcini, alla polenta concia e casolèt; dalla fonduta leggera al casolèt e tortel di patate con casolèt, al gelato e mousse al casolet.
O, per finire, come semplice pezzo di formaggio da consumarsi per accompagnare un bicchier di vino e rompere il languore che assale improvvisamente chi fa vita di montagna “tra boschi e valli d’or” .

Classico ritornello da canticchiare, dopo che vi sarà tornato alla mente, una volta deciso di partire per trascorrere qualcuno degli utlimi giorni di ferie in Val di Sole, approfittando proprio di questa lunga maratona che ha come tema il “Il Casolet nella cucina solandra”.
Vero cacio di montagna che grazie anche alla qualifica di presidio slow food è uscito dall’anonimato che purtroppo affligge tantisimi altri altri forrmaggi italiani non meno gustosi e non meno meritevoli di nota.
Qualche altra informazione la trovate qui .
Mentre, se vi appassiona il mondo delle bontà e delle rarità casearie del nostro paese allora è quasi d’obbligo una cliccata su “Non toccatemi il formaggio” dello specialista Alberto Marcomini.
da Strami
Idee mozartiane per viaggi originali
Con la bella stagione, i lunghi weekend alla scoperta di luoghi e sapori diventano quasi imperativi ma come scegliere fra i tanti luoghi più meno famosi o reclamizzati ?
Ebbene, per coloro che non sanno ancora rinunciare alla carta stampata e magari hanno poca affinità con le pagine web, mi è capitata fra le mani una rivista dedicata all’Alpe Adria, trimestrale del “bien vivre” che non a caso porta il nome mozartiano di Papageno, che si è rivelata come una vera miniera di idee per programmare qualche viaggetto interessante.
da Strami
Ultimo commento:
di Idee mozartiane per viaggi originali | PepeRosso.info il 01/1/70
Salviamo il Bitto – Save the Bitto

Il professor Mario Corti, docente di Sistemi Zootecnici e pastorali montani all’Università di Milano, sta conducendo una lodevole campagna per salvare il Bitto storico delle Valli del Bitto dalla “globalizzazione” e “modernizzazione” che permette la sua produzione fuori dalla zona d’elezione e, soprattutto, anche senza latte di capra.
Non solo.
Come dichiara Corti nel suo appello, “Negli ultimi anni il Bitto sta subendo per di più discutibili operazioni di “modernizzazione”. Il Consorzio di “tutela” (tutela di cosa?) ha legittimato l’uso dei mangimi e dei fermenti selezionati nel latte.“.
Per questo, continua Corti, siamo ora arrivati “ad una situazione paradossale per la quale chi produce Bitto nel modo tradizionale e nell’area di produzione originale non può – per la legge sulle denominazioni di origine (DOP) – chiamarlo più “Bitto”.”
Lo vogliamo salvare, il Bitto storico?
Cliccate qua, e ponete la vostra firma elettronica.
Come dice Michele Marziani, “Firmare serve a poco, ma tra poco è niente c’è la differenza di un nome e cognome.”
da Fabrizio Gabrielli
I formaggi come espressioni della nostra storia
E’ possibile scusarsi per una notizia data in ritardo per non aver letto in tempo utile una comunicazione mandata invece con solerte cura? Se sì, ecco le scuse e anche un tentativo di “riparazione” nei confronti dell’ONAF che giusto ieri, nell’infaticabile opera di valorizzazione di prodotti che sono anche espressione di parte della nostra storia, ha organizzato a Milano, la proiezione del film: “Il vento fa il suo giro” facendolo precedere da un aperitivo a base di formaggi di capra offerti dai produttori della Lombardia.
da Strami
C’è Marzolina e Marzolino

I due superbi formaggi centroitalici hanno in comune il fatto che, storicamente, venivano prodotti con la prima lattazione, quella più ricca di sapori primaverili, che avveniva per l’appunto nel mese di Marzo.
Non a caso, come testimonianza dell’atavico ed ancestrale legame tra natura e prelibatezze culinarie, i formaggi su tutti portano con loro l’eredità di un nome che affonda le radici nel periodo dell’anno in cui finivano sulle tavole.
E Marzolina e Marzolino ne sono l’esempio più cristallino.
Ma tra Marzolina e Marzolino, le differenze sono più d’una.
da Fabrizio Gabrielli






