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Fin che c’è farina, lievito, acqua e olive …

Pane, pane e ancora pane. Dal pranzo sontuoso, a quello frugale o alla cenetta romantica è uno dei cibi che nelle nostre tavole non manca mai o almeno, finchè qualcuno non dirà anche ai nostri tempi: che mangino brioche.
Non penso si sia arrivati ancora arrivati a quel punto ma giusto per non essere colti di sorpresa eccovi una ricetta per preparare una gustosa ed economica pagnotta arrichita però, con delle olive.
Per gli ingredienti : 500 g. di farina bianca, 25 g. di lievito di birra, 1 cucchiaio di sale, 10 g. di burro,
100 g. di olive nere di Gaeta, 100 g. di olive verdi, acqua.
Per la preparazione invece: spezzettate il lievito in poca acqua tiepida, unite 2 cucchiai di farina e fomate un panetto morbido.
Lasciate lievitare il panetto finché non sarà raddoppiato di volume. Disponete la farina a fontana e versate al centro il panetto lievitato. Aggiungete acqua tiepida in cui discioglierete un cucchiaio di sale e il burro ed iniziate ad impastare. Lavorate il composto finché non risulti sodo ed elastico.
Formate una palla, mettetela in una ciotola e copritela con un telo, quindi lasciatela lievitare per 1 ora.
Poi riprendete la pasta e componete una pagnotta allungata che metterete in no stampo cosparso di farina. Incorporate le olive denocciolate al panetto lavorandolo velocemente. Fate lievitare ancora un’ora.
Infornate a 200° per 30 minuti e sfornate il vostro pane alle olive al posto del pane normale o per sbocconcellarlo durante un happy hour.
da Strami
Un menù per il caldo
Per un menù che vinca il caldo e all’insegna di uno dei frutti più generosi che la natura mette a disposizione di questa stagione, ricco di sugo e di buone sostanze che reintegrano i liquidi e i sali espulsi con la sudorazione, si può cominciare dall’aperitivo con un fresco aperitivo a base di succo di pesca, il frutto che farà da conduttore al menù anti caldo, e del fresco prosecco.
Mescolato con il frullato di pesca in ragione di due parti di bollicine e una di una parte di frullato.
Per i meno alcolici, ovviamente, le proporzioni possono aumentare in favore del succo di pesca che a quel punto è meglio filtrare per rendere il Bellini, questo il nome del cocktail inventato all’Harry’s bar di Venezia in onore di Giovanni Bellini, meno denso .
Pronto, a quel punto, per accompagnare il primo piatto tipicamente estivo: insalata di pesche e lamponi in misticanza.
Di facile preparazione e con ingredienti decisamente freschi : 2 mazzetti di rucola, un paio d’etti di insalatina mista, 20 gr. di foglioline di spinaci novelli, 2 pesche, 1 cestino di lamponi, 150 g di grana padano tagliato a scaglie, olio d’oliva extravergine, il succo di mezzo limone o aceto , sale, pepe nero . Per prima cosa mondate la rucola, l’insalatina mista e le spinacine; sbucciate le pesche e tagliatele a fettine. Pulite le fragole con uno strofinaccio inumidito e realizzate una salsina, che i francesi chiamano vignagrette, emulsionando l’olio, il sale, il pepe nero macinato al momento e il limone o l’aceto. Condite la rucola mescolandola con l’insalatina e le spinacine. Disponendo il tutto su un piatto dimensionalmente adatto per contenere le verdure che vanno ben distese, aggiungere le scaglie di grana, alternandole con le fettine di pesca, aggiungere i lamponi e servire.
Altra ricetta per continuare il nostro menù
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da Strami
Niente notizie solo una ricetta
Oggi anche Communicagroup insieme a tutti i blog del network ha deciso di aderire allo sciopero nazionale dei giornalisti per protestare contro la legge bavaglio. La FNSI, la Federazione della stampa, lo ha deciso per richiamare l’attenzione di tutti i cittadini sulla gravità di una norma che colpisce insieme la tutela della legalità, il contrasto al crimine e la libera e trasparente circolazione delle notizie. Noi di Communicagroup avremmo preferito una giornata di iper informazione per far conoscere a tutti i cittadini tutti i perchè di questa ennesima “porcata”. Ma ci adeguiamo alle decisioni della federazione.
Tuttavia una ricetta facile facile di quelle che qualche tempo fa suggeriva la nostra Chiara Romiti può tirare su il morale.
Tanto più che è un piatto ideale per la calda stagione:

per prima cosa mettere a bollire l’acqua, quando arriva a bollore salarla ed unire la pasta. Poi, dadolare velocemente un paio di zucchine eliminando la parte semosa interna. Fare una julienne di menta e con un cinque punte recuperare la scorza di un limone. Spremerne un quarto e filtrare il succo. Infine in punta di dita sbriciolare un pezzetto di feta (40g circa).
Munirsi di una padella abbastanza larga, versare 4 cucchiai di olio e schiacciare uno spicchio d’aglio. Quando soffrigge aggiungere la brunoise di zucchine e cuocere 2′, aggiustare i sale e pepe. Spegnere e lasciare fuori dal fuoco. Scolare la pasta lasciando un po di acqua di cottura (che formerà la golosa cremina), mantecare a freddo nella padella delle zucchine aggiungendo all’ultimo la scorza del limone ed il succo messo da parte, la menta fresca ed infine la feta. Servire in tavola.
da Strami
Parmigiano, Parma e gelato. Altro che tramezzino
Se si mettono insieme uno chef come Igor Macchia de La Credenza di San Maurizio Canavese (TO) e un artista del gelato, Alberto Marchetti può essere che ne esca una vera esplosione del gusto quanto mai appropriata per la calda stagione.
Un piatto, perché di questo si tratta, dove il gelato sposa i sapori dell’alta cucina per diventare così il primo “Sandwich gelato da passeggio al Parmigiano reggiano” che può essere servito al ristorante ma anche in gelateria.
Nella ricetta di Igor Macchia, il gelato creato da Alberto Marchetti è una soffice crema al Parmigiano Reggiano dal sapore delicatamente salato che esalta la percezione del prosciutto e si sposa perfettamente con del soffice pane bianco, maionese all’olio di nocciola e verdure candite, come nella migliore delle tradizioni del tramezzino doc.
Ovvero, chi ha detto che il gelato deve essere solo un dessert e non una felice reinterpretazione di due elementi tipici e nobili della cucina e della tradizione italiana, il dop Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma con tanata buona crema ?
da Strami
Il riso di Rolo, gustosità italiana all’ombra del campanile
Se qualcuno vi dice che abita a Rolo, a meno che anche la vostra carta d’identità non sia firmata dalla stessa sindachessa, potreste pensare che è uno dei tanti comuni del nostro Paese e… avreste ragione.
Che ci sia però qualcosa che lo contraddistingue e ha attirato la nostra attenzione su questo paesotto della bassa reggiana, abitato da meno di 1600 famiglie, di sicuro c’è.
Si tratta di una manifestazione che fa da contraltare alla più antica festa di San Simone, che si tiene in ottobre e come tutte le feste agricole di datata memoria, aveva enorme importanza per l’economia contadina dei comuni dell’area; prima che anche in quest’angolo di pianura fra le province di Reggio, Mantova e Modena, arrivassero i capannoni e la modernità.
Ma tornando alla festa del primo fine settimana di luglio, Riso e Riso, è un appuntamento davvero ghiotto per gli amanti del riso e dei risotti anche perchè è qui che si può trovarare ancora il raro riso di Rolo che viene coltivato da tempi immemorabili.
Un riso superfino (arborio e carnaroli) coltivato e lavorato con metodi di antica tradizione che lo rende decisamente un prodotto tipicamente locale e ben diverso dal vialone nano prodotto nelle campagne mantovano-venete, come del resto insegna l’unica riseria della provincia di Reggio Emilia che proprio a Rolo ha la sua sede dal 1952 e da più di mezzo secolo lavora risoni greggi per singole partite acquistate dagli agricoltori locali.
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da Strami
Griglie Roventi al quinto compleanno
Dopo quattro edizioni che hanno visto salire di anno in anno la partecipazione di un pubblico che lo scorso anno ha superato le 20.000 persone, torna anche quest’anno “Griglie roventi”.
Campionato mondiale di barbeque per cuochi non professionisti che convergono nel Veneto da tutto il mondo per partecipare alla sfida che premia la miglior grigliata di carne, a insindacabile giudizio di una giuria tecnica composta da chef professionisti che ne valuta la cottura, il gusto, la preparazione del piatto e l’estrosità dei concorrenti nel presentarsi e nel presentare la superbistecca.
Una pregiata fetta di lombo alla fiorentina, messa a disposizione dall’associazione produttori carne bovina del Nord Est (Unicarve) che, con i consorzi turistici Veneto Orientale e i consorzi Dolomiti e Asiago Sette Comuni, il sostegno della Regione Veneto e l’organizzazione, affidata a Idee Europee, hanno dato il via a questa manifestazione, diventata ormai un must.
da Strami
Sorsi di Lune, altro che chiacchere

Poche ore al D-Day per la grande cena-evento che l’8 giugno, alla Città del Gusto di Napoli, vedrà coinvolte 65 tra produttrici, ristoratrici, enotecarie, enologhe, sommelier, giornaliste, comunicatrici e tutte le simpatizzanti dell’Associazione Donne del Vino della Campania.
Il nome dell’evento, “Sorsi di lune”, è una carrellate di percorsi del gusto e del fare targata Donne del Vino della Campania, dedicata ai vini, alle ricette, ai prodotti e alle suggestioni di un grande patrimonio enogastronomico che trova le sue migliori espressività nel Cilento, Campi Flegrei, Vesuvio, Ager Falernus, Alto Casertano, Irpinia e Sannio; in una parola, la Campania.
Regione troppo spesso mitizzata da altrettanti troppo numerosi e insensati luoghi comuni non proprio lusinghieri che questa volta, attraverso le sue donne, sarà al centro delle attenzioni del mondo enogastronomico che non può che salutare con entusiasmo quel che si prosppetta come l’anteprima di un triennio ricco di iniziative e novità grazie a questa associazione di donne che poco chiaccherano e molto fanno e che per questo 2010 saranno guidate dalla neo delegata Mari Ida Avallone, succeduta a Elena Martusciello, oggi presidente nazionale.
Nella foto il brindisi per la neodelegata Ida Avallone- foto “rubata a Luciano Pignataro.
Per informazioni sull’evento “Sorsi di Lune” : Città del gusto, Via Coroglio, 104/E,80124 Napoli.
Tel: 081/19808900-902-908-910 fax 081/19808911
napoli@cittadelgusto.it – eventi.na@cittadelgusto.it
da Strami
Alla Montecchia, la Toscana firmata Alajmo
Se cliccate il link de Le Calandre, vero e proprio laboratorio di ricerca e sperimentazione gastronomica al servizio del gusto che non più tardi di qualche settimana fa è stato inserito nei migliori cinquanta ristoranti del mondo, fra i diversi link e rimandi c’è quello di un altra creatura degli Alajmo: La Montecchia.
Altro pregevole ristorante, coordinato dal papà di Raffaele e Massimiliano Alajmo, Erminio, ospitato in una elegante struttura che un tempo fu un essiccatoio di tabacco, dov’è possibile imparare a gustare lo stile di questa famiglia e le invenzioni di Massimiliano, prima ancora di sedersi ai tavoli de Le Calandre.
Magari proffittando del fatto che in una sera di fine primavera, come accadrà domani venerdì 4 giugno, oltre che luogo di buona tavola, La Montecchia si apre ai suoi ospiti diventando scenario per l’arte della commedia quale fonte d’ispirazione per un menù curato dallo stesso Massimiliano.
da Strami
Torna il Montegrande, senza la crisi del 7° anno
Quando quattro anni vi abbiamo parlato del premio Montegrande, sul fatto che riuscisse ad evitare la possibile e proverbiale crisi del settimo anno, qualche dubbio c’era.
Alla prova dei fatti, il caparbio impegno animato dalla forza della convinzione che i giovani talenti vanno favoriti, mettendo a disposizione il proprio affermato ristorante, la propria brigata di cucina, un complesso meccanismo di giurati e il coinvolgimento del mondo della comunicazione di una regione brulicante di iniziative enogatronomiche, ha ripagato l’ideatrice del concorso.
La giovane Elena Cristofanon che, insieme a suo padre Silvano, patron del ristorante Montegrande, si è ripresentata alla stampa per annunciare il ritorno di questa gara, targata 2010, riservata ai giovani cuochi del Veneto (, chef patron, chef professionisti, nativi od operanti nella Regione di età inferiore ai 30 anni) che sta continuando a crescere sia in qualità che notorietà..
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da Strami
Tagliatelle agli asparagi senza fronzoli
Pur se la stagione è stata caratterizzata da un’abbondante piovosità che non ha favorito un corretto sviluppo degli asparagi, che hanno bisogno di lunghe ore di irraggiamento solare per poter aumentare le caratteristiche proprietà organolettiche, i turioni sia bianchi che verdi della pianta dell’asparagus officinalis sono sempre una risorsa gastronomica fra le più deliziose anche per condire un semplice piatto di tagliatelle.
Basta infatti mondare mezzo chilogrammo di asparagi bianchi e 8 asparagi verdi tagliarli a rondelle sottili avendo però cura di lasciare le punte degli asparagi verdi ben più lunghe di quelle dei bianchi.
Si fanno cuocere lentamente in una pentola antiaderente dopo aver fatto appassire qualche fettina di cipolla di Sottomarina che di questa stagione risultano piacevolmente dolci, aggiungendo dell’olio di oliva extravergine sale, pepe e mezzo bicchiere di vino bianco.
A cottura pressoché ultimata si schiacciano gran parte delle rondelle degli asparagi con una forchetta in modo da formare una salsetta che diventerà piacevolissimo condimento per le tagliatelle.
Servite dopo averle fatte saltare nella padella e guarnite con le punte degli asparagi verdi, rimaste intere ma delicatamente morbide. Sopra, una grattugiata di formaggio grana e , a piacere, dell’altro pepe macinato al momento.
Per il vino si potrebbe provare un bianco di Breganze ma c’è qualcosa di buono anche fra le cantine degli Euganeia>.
da Strami






