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Antichi Sapori del Mediterraneo con meno di 20 euro
In tema di segnalazioni, che potete inviare in redazione scrivendo a redazione@communicagroup.it o alla mia casella, sembra davvero un peccato non andare a pranzo o a cena da Maria Rosa Drago che dal 2008, apre il suo ristorante “Antichi Sapori Mediterranei” seguendo un calendario che prevede come turno di riposo il weekend e tutti i giorni festivi. Giorni che solitamente nei ristoranti sono i più attesi ma non in questo locale di San Pietro di Caltagirone che, evidentemente, non cerca i pienoni festaioli ma la passione per una cucina del territorio e di quanti si accontentano, si fa per dire, dei sapori di una tradizione che ha dato blasone alla cucina della Sicilia.
Dalle bruschette alle olive nere nella cenere, dai carciofi alla calatina alle panelle, dai broccoli e cardi in pastella alle verdure selvatiche, per terminare la prima ondata di portate con la più verace delle caponate, l’accogliente ristorante si trasformain tempio della tradizione proseguendo poi con pasta fatta in casa con macco e finocchietti selvatici, ravioli con salsa fresca di pomodoro, costatine e salsicce, cassatelle di ricotta, arance e mandarini accompagnati con liquori di casa.
Il tutto inaffiato da beverino rosso della casa che non intacca il conto altrettanto degno di stupore: 17 euro.
Che dire, di fronte ad una segnalazione così, è un indirizzo di cui tenere debitamente memoria, ringraziando, ovviamente l’amica che lo ha segnalato.
Ristorante Antichi Sapori Mediterranei, Caltagirone, località San Pietro via Oznam 9, Tel.0933.20062-
da Strami
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di Angela Buccheri il 01/1/70
Un brodino per tirare il fiato
Non sappiamo se per tutti sono state proprio feste e vacanze accompagnate da cibi sani, genuini e gustosi ma possiamo immaginare che nonostante tutto, la tradizione italiana che ci vuole tutti impegnati in pantegrualici banchetti sia stata rispettata, per cui, oggi, il consiglio è di tirare un po’ il fiato.
Magari con un bel brodino vegetale che, per due persone, ha solo bisogno di un mezzo litro d’acqua, una costa di sedano, due carote, due cipolle, non molto grandi, una o due zucchine, un pomodoro e un goccio di sale.
La prepaparazione è altrettanto semplice visto che finchè farete bollire l’acqua, monderte le vostre verdure e appena pulite, e tagliate a pezzettoni, le tufferte nell’acqua in ebollizione per una quindicina di minuti.
Filtrate e … con una cucchiata di grana grattuggiato, il gioco è fatto; se poi volete metterci pure un po’ di pastina come vedete nella foto, male non fa.
A proposito, a tutti voi, i nostri migliori auguri di un 2010.
da Strami
Altro che due foglie di insalata
Pensare che l’insalatona di mezzogiorno sia solo qualche foglia verde sminuzzata per alleggerire i molti e ricchi ingredienti che ormai padroneggiano sulle terrine, non rende il giusto merito alle due varietà orticole più frequentemente impiegate: la cappuccia e la gentile. Piante della famiglia delle asteracee, genere lactuca specie sativa, che vengono chiamate cappuccia se di varietà capitata, gentile se di varietà crispa.
Due piante che fra le tante zone d’Italia in cui vengono coltivate hanno la loro patria d’origine per antonomasia nella terra del Polesine in provincia di Rovigo.
Più precisamente nei comuni di Lusia, Badia Polesine, Lendinara, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Villanova del Ghebbo nochè i vicini comuni del padovano subito a ridosso dell’area rodigina, Barbona, Vescovana e Sant’Urbano. Zone ancora popolate da imprese orticole che sembrano aver trrovato un alleato nella gazzetta ufficiale europea del 26 novembre per aggiunger un pizzico di vaore aggiunto alle loro insalate cui la UE ha appunto attribuito ufficialmente la denominazione geografica protetta I.G.P.
Dando al prodotto la nobiltà di un marcho che da disciplinare si deve presentare con fusto corto, molto carnoso, di gusto croccante e fresco, ma morbido per l’assenza di fibrosità. Al gusto è percettibilmente sapida, al punto da rendere superfluo il condimento con il sale, in conseguenza della presenza nei terreni di abbondanti sali minerali. Qualità, quelle dell’insalata di Lusia IGP che sono strettamente legate alla zona geografica e alla particolare combinazione di alcuni fattori pedoclimatici del territorio di produzione. Caratterizzato dalla presenza di uno strato superficiale di sabbie portate dalle numerose alluvioni, causate in periodi preromanici e nell’Alto medioevo dallo straripamento di alcuni rami del Tartaro e, in periodo medioevale e moderno, dalle rotte dell’Adige. Su questa sabbia, unificata da un secolo di vegetazione spontanea, viene piantata l’insalata di Lusia, più ricca delle altre in contenuto di potassio e calcio…altro che due foglie di insalata.
Nella foto a sx, la cappuccia, a dx la gentile.
da Strami
Tavern, pesce pescato pesce mangiato
Entrare in un ristorante che serve piatti a base di pesce e scoprire che fra le dotazioni della
cucina non c’è alcun tipo di freezer se non quello piccolino per sorbetti e gelati, è certamente il biglietto da visita migliore per sapere che di lì a poco gusterete il meglio del pescato, fresco di giornata.
Se poi riuscite a strappare anche l’informazione di come il titolare, Roberto Veronese, riesce
a reperire la materia prima per i piatti preparati dal suo chef Matteo Cazzin, in cucina con l’aiuto
cuoco Monica Baratella, capirete di aver trovato il ristorante dove le regole del ben mangiare sono dettate dalla qualità delle varietà di pesce catturato nei diversi momenti dell’anno. «Se Savino mi dice che per certi tipi di pesce “no xe stagion”, spiega Roberto, svelando parte del nome dell’ex pescatore di Chioggia, suo fornitore di fiducia, quei pesci ai tavoli del mio ristorante non li troverete». Così pure non troverete “la solita minestra” di un menu sempre uguale, con le solite spigole allevate nelle “piscine” della Grecia, quando va bene, le orate prefabbricate in vasche da ingrasso o altro pesce che prima di arrivare sul piatto, ha fatto il giro del mondo un paio di volte. Non è questo lo stile del ristorante Tavern di Monselice, del suo patron e tanto meno del cuoco Matteo.
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da Strami
Contro il caldo fatevi un Gazpacho.Facile,veloce e appetitoso
Può essere che gli amici di Cose Iberiche ne sappiano qualcosa in più o lo abbiano assaggiato direttamente in Andalusia dove il Gazpacho è nato come piatto per vincere le calure spagnole ma visto che ini questi giorni nel nostro paese il sole picchia quasi e più che nella penisola iberica, niente di meglio che adottarlo per stuzzicare l’appetito senza mettersi ai fornelli.
Bastano 5 pomodori da sugo, un cetriolo, 2 peperoni, meglio se gialli e/o rossi, 1 cipolla piccola, 1 spicchio d’aglio, se non vi disturba, olio d’oliva, aceto, un po’ di acqua fredda, sale e pane raffermo.
Per preparalo invece, mentre lasciate ammorbidire un po’ del pane raffermo con dell’acqua e con qualche cucchiaio d’aceto, mettete le verdure nel mixer, aggiungete la cipolla tritata, lo spicco d’aglio, un bel giro d’olio, il sale e frullate.
Ottenuto un composto liscio e omogeneo aggingete il resto del pane bagnato e mescolate vigorosamente prima di metter in frigo il vostro Gazpacho per un paio d’ore.
Andrebbe servito su delle ciotole bagante con un po’ di acqua fredda o qualche cubetto di ghiaccio e del pane tostato. Come guarnizione, invece, non guasta qualche foglia di menta.
p.s
In alcune parti dell’Andalusia ci mettono pure della paprika e del pepe ma per questi due calorosi ingredienti, a voi la scelta.
da Strami
Panama Cafè, il regno di Chiara

Alcuni lettori curiosoni, qualità essenziale per non essere piatti e uniformati in un mondo sempre più lastricato da schermi TV, ci chiedono che fine ha fatto la nostra carissima collega Chiara Romiti.
Ebbene la risposta è che non ha fatto nessuna fine, semmail il contrario.
Dopo aver deciso che non poteva più sacrificare buona parte della sua passione sulla tastiera di un pc, lasciando “orfani” quanti hanno tentato di riprodurre le sue gustosità fatte ricette, ha dato vita al regno che spetta a ogni chef.
Fatto di fuochi veri, di profumi che salgono da pentole in continua ebollizione, di gusti e sapori mise in place. Dopo che, all’idea creativa di un qualsiasi manicaretto, segue l’azione di trasformare e assemblare gli ingredienti.
Carni, pesci, verdure, frutta, formaggi, salumi, olio, latte, uova, farina, sale, zucchero, spezie, vino e quanto altro ancora serve per deliziare gli avventori del Panama Cafe, il suo regno di via della Polveriera a Civitavecchia.
da Strami
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di strami il 01/1/70
Peperonata sì, ma cotta in forno con variazioni

Fra i classi estivi, è indubbio che la peperonata è uno dei piatti più emblamatici. Ma, la ricetta che andrete a leggere non prevede che si prepari in tegame, nei modi tradizionali, ma in forno.
Che, caldo per caldo, può anche essere meno noioso del tempo che si perde a controllare i fuochi.
La preparazione poi, oltre all’utilizzo di peperoni e melanzane può prevedere anche l’uso di zucchine, patate, cipolle e pomodori.
Tutti insieme, mondati e tagliati a fette in un trionfo di colori e sapori, stesi su una pirofila che andrà infornata coprendola con della stagnola, non dimenticando un giro d’olio e un pizzico di sale.
Una ventina di minuti a forno caldo ( 200 C° ) aggiungendo, a piacere, un paio di cucchiai di capperi qualche minuto prima di togliere la pirofila dal forno a fine cottura.
Per chi non è allergico qualche spicchio d’aglio non guasta. Magari infilzato con uno stecchino per risultare riconoscibile.
Si può cuocere al mattino di buon’ora e servire la sera.
da Strami
Una ricetta con l’acetosa che digerisce i grassi
E’ consuetudine che nei giorni di festa, una volta seduti a tavola, ci si dimentichi la bilancia e non si vada tanto per il sottile. Ma includendo nel menù qualche piatto vegetariano, magari a base di erbe spontanee raccolte approffittando di salutari passeggiate fatte proprio nei weekend, pranzi e cene possono risultare più leggeri. Primo perchè le erbe di campo, di questa stagione danno il meglio delle loro virtù, secondo perchè tutte le specie vegetali, o quasi, non danno quell’apporto calorico così temuto da chi non ama la pinguedine, soprattuto in vista della “prova costume”.
Fra le tante che si possono usare in cucina, la rumex acetosa, o più semplicemnte acetosa, è una di quelle.
Pianta nota da secoli per gli effeti stimolanti sulla digestione e l’assorbimento di altri elementi nutritivi anche grassi, come il burro.
da Strami






