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Osteria del Nonno: un pezzo di Sicilia in mezzo al Veneto
Non più tardi di un paio di settimane fa vi avevamo chiesto di segnalarci una trattoria, un ristorante, un agriturismo, un albergo o un b&b che vi ha particolarmente soddisfatti, soprattutto dove la qualità e il prezzo sono ancora per tutti, in modo di offrire a tutti gli altri amici di Peperosso i suggerimenti diretti di “colleghi” che amano la buona cucina, il buon bere e il piacere di scoprire che non ci sono solo gli stellati o tutti i locali elencati nelle guide più o meno famose ma tanti altri professionisti dell’accoglienza che meritano il giusto spazio.
Ebbene fra le segnalazioni giunte in redazione (redazione@communicagroup.it) ma anche alla mia personale che molti di voi conoscono, oggi abbiamo scelto quella di un locale aperto solo da pochi mesi per volontà di una compagine societaria fatta di amiche e amici che unendo forze e capitali, hanno voluto “inventare” l’Osteria del Nonno. O meglio, creare un posticino dove condividere la loro passione per il buon cibo e il buon bere coniugando gusti e sapori di varie zone d’Italia ma in modo particolare della Sicilia, pur se l’osteria si trova ad un tiro di schioppo da Venezia.
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da Strami
Santa Margherita è davvvero la cantina migliore sul web?
Secondo l’analisi condotta da winenews sui siti delle cantine italiane di tutto il nostro Paese, prendendone in esame 2350, il sito vincitore risulterebbe quello dell’azienda Santa Margherita.
Parametri di valutazione: impatto emozionale, grafica, navigabilità, innovazione, semplicità di utilizzo, completezza e la varietà dei contenuti oltre all’aggiornamento.
Ebbene di fronte a tanti e tali riconoscimenti siamo ritornati a dare un’occhiatina al www.santamargherita.com e in effetti quasi tutti i parametri potrebbero essere condivisi fatto salvo qualche difettuccio sulla navigabilità, la velocità di caricamento dele pagine e l’impatto emozionale.
da Strami
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di consiglio il 01/1/70
A voi la parola
Perchè segnalare una trattoria, un ristorante, un agriturismo, un albergo o un b&b che vi ha particolarmente soddisfatto, soprattutto dove la qualità e il prezzo sono ancora … per tutti ?
Perchè da oggi, sarà cura di Peperosso pubblicare le vostre note ed estenderle a tutti i lettori di questo blog che non mancheranno di apprezzare i suggerimenti di quanti, come molti di voi che ci leggono, amano la buona cucina, il buon bere e il piacere di scoprire che non ci sono solo gli stellati o tutti i locali elencati nelle guide più o meno famose ma tanti altri professionisti dell’accoglienza che meritano il giusto spazio.
L’indirizzo mail è: redazione@communicagroup.it e contiamo che ci aiutate a scoprire le mille e una sorprese dell’ospitalità italiana. A voi la parola!
da Strami
Peperosso WinePrix: il vino da premiare decidetelo voi
Non sempre si è d’accordo con i tanti esperti che nelle decine e decine di manifestazioni e concorsi enologici premiano questo o quel vino.
Tanto più se oltre alla questione soggettiva si aggiunge il fatto che in molti casi gli esperti che compongono le giurie non sono proprio al di sopra di ogni sospetto o comunque ininfluenzabili.
E’ per questo che abbiamo pensato di sollecitare la vostra voglia di dire quali sono i vini che più vi sono piaciuti nello scorso anno, mandandoci una mail a redazione@communicagroup.it.
Indicando, ovviamente, quegli elementi che possono consentire di stilare una classifica che chiameremo Peperosso WinePrix e pubblicheremo alla fine di Aprile.
Il tutto premettendo che non abbiamo le pretese degli organizzatori del Premio Internazionale del Vino che prima della proclamazione dei migliori vini, chiedono il voto ai frequentatori del loro sito bibenda.it, ai lettori dell’omonima rivista Bibenda e della guida Duemilavini, ma che noi di Peperosso vogliamo solo dare spazio al giudizio di quanti, come voi, si fidano ancora del loro palato più che di quello degli altri.
da Strami
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di consiglio il 01/1/70
Le eco insidie nascoste nel piatto

Stefano Carnazzi, autore del saggio “100 domande sul cibo” appena pubblicato per Edizioni Ambiente, enumera rischi insospettabili che si nascondono nei piatti più spesso presenti in un tipico menù festivo. Ecco alcuni esempi.
Gamberetti in salsa cocktail?
“No ai gamberetti. Le foreste di mangrovie sono habitat preziosi per l’ecosistema marino, per frenare l’erosione delle onde, per la deposizione di uova di pesci e crostacei, per le economie locali. In Asia orlano solo un terzo delle coste originarie, anche a causa dell’allevamento di gamberetti: da lì proviene l’80% dei gamberetti del mondo. In certe zone, per ogni kg di gamberetti scompaiono 500 grammi di pesci e altri crostacei. Senza contare che i gamberetti cinesi sono stati messi per anni a più riprese sotto embargo per l’alta presenza di cloramfenicolo”.
Salmone affumicato?
“Animale nato per nuotare per centinaia di chilometri, viene invece allevato in vasche chiuse, alimentato con ormoni della crescita, antibiotici, grassi, coloranti (la carne del salmone è chiara). In Cile, divenuto uno dei maggiori esportatori mondiali di salmone, s’è parlato di disastro ecologico. Si pescano enormi quantità di piccoli pesci per farne pastone (5 kg per un kg di salmone) e spesso in zone inquinate: un salmone può accumulare concentrazioni di diossina 20-30 volte superiori a quelle che si trovano nel mangime stesso e nell’ambiente circostante”.
Ananas e macedonia tropicale?
“L’import di ananas è aumentato del 5% rispetto allo scorso anno. Ma il Ministro alle politiche agricole Luca Zaia ha di recente ribadito l’invito a uno ‘sciopero dell’ananas’, dicendo ‘no ai prodotti fuori stagione, che non appartengono alla nostra tradizione, coltivati in Paesi dove è ancora possibile utilizzare insetticidi epatotossici e talvolta cancerogeni’. Oltre a ciò, in 100 domande sul cibo dò conto di una ricerca secondo cui un ananas trasportato per via aerea può arrivare a generare 9 volte il suo peso in CO2. Meglio, quindi, in tavola, arance, mele e melograni”.
Cioccolato al grasso di palma
“Dal 2000 si possono utilizzare, per produrre cioccolato, anche grassi differenti dall’autentico burro di cacao, come burro di karitè e olio di palma, fino al 5%. Meno costosi, ma anche meno pregiati, danneggiano i produttori di cacao e alimentano la deforestazione. Dal 1985 la superficie delle piantagioni di palme da olio in Indonesia è oltre decuplicata a scapito delle foreste tropicali. Per evitarlo, basta scegliere il cioccolato con la dicitura ‘puro’ (che esclude l’uso di grassi tropicali) o leggere bene l’etichetta”.
da luca
Ma i cenoni sono davvero anacronistici e noiosi ?
In una nota stampa appena ricevuta, leggo che Paolo Massobrio boccia i cenonni delle feste come anacronistici e noiosi e suggerisce un menù alla francese.
Ovvero… “abolire le portate, ma mettere tutto in tavola dando lo spazio, magari, ad una sola portata di sostanza. E questo per lasciare ai commensali la libertà di scegliere le porzioni che desiderano, ma anche evitare che qualcuno, a Natale, rimanga relegato in cucina. Insomma meno forma e più sostanza dedicata alla convivialità o, come ebbe a dire una mia collega “più affetti e meno affettati”.
Ebbene, non discuto sul fatto che tale considerazione possa anche attagliarsi a qualche noiosissimo cenone al quale anch’io, come molti di voi, sono stato costretto ma come la mettiamo con bisnonne, nonne e mamme che, al contrario di quel che dice Massobrio – “anche perchè manca un personaggio fondamentale del passato, che è la massaia. Oggi non c’è più, al suo posto c’è una donna che lavora come l’uomo e che magari arriva alla vigilia delle feste con lo stesso giusto desiderio di riposo e relax.” – ci sono ancora ?
O vogliamo pensare per forza che tutte le donne che apettano di cucinare l’inimagginabile per tutta la famiglia al completo attendendo felicemente la data del cenone come l’ennesima prova di quanto sono insostituibili, sono veramente sparite; magari per dare ragione a una delle tante “verità” da rivista tipo “Donna Moderna”?
E ancora, perchè non pensare che davanti ai fornelli oltre alle schiere femminee si sono aggiunti fior di maschi che con altrettanta predisposizione culinaria avanzano pari pretese di compiacere parenti, ospiti amici ma soprattutto non sono più quei tipi di uomini che non si alzano da tavola nemmeno per prendere un cucchiaino?
Trovandosi così dalla parte di Massobrio ma solo quando dice che “Il gusto di stare insieme non può essere relegato solo a fare andare le mandiboleche” e, aggiungo io, fare in modo che le mandibile vadano per il verso giusto.
Cosa che non sarà mai ne anacronistica ne noiosa e ne… francese.
da Strami
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di dataghoul il 01/1/70
Altro che due foglie di insalata
Pensare che l’insalatona di mezzogiorno sia solo qualche foglia verde sminuzzata per alleggerire i molti e ricchi ingredienti che ormai padroneggiano sulle terrine, non rende il giusto merito alle due varietà orticole più frequentemente impiegate: la cappuccia e la gentile. Piante della famiglia delle asteracee, genere lactuca specie sativa, che vengono chiamate cappuccia se di varietà capitata, gentile se di varietà crispa.
Due piante che fra le tante zone d’Italia in cui vengono coltivate hanno la loro patria d’origine per antonomasia nella terra del Polesine in provincia di Rovigo.
Più precisamente nei comuni di Lusia, Badia Polesine, Lendinara, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Villanova del Ghebbo nochè i vicini comuni del padovano subito a ridosso dell’area rodigina, Barbona, Vescovana e Sant’Urbano. Zone ancora popolate da imprese orticole che sembrano aver trrovato un alleato nella gazzetta ufficiale europea del 26 novembre per aggiunger un pizzico di vaore aggiunto alle loro insalate cui la UE ha appunto attribuito ufficialmente la denominazione geografica protetta I.G.P.
Dando al prodotto la nobiltà di un marcho che da disciplinare si deve presentare con fusto corto, molto carnoso, di gusto croccante e fresco, ma morbido per l’assenza di fibrosità. Al gusto è percettibilmente sapida, al punto da rendere superfluo il condimento con il sale, in conseguenza della presenza nei terreni di abbondanti sali minerali. Qualità, quelle dell’insalata di Lusia IGP che sono strettamente legate alla zona geografica e alla particolare combinazione di alcuni fattori pedoclimatici del territorio di produzione. Caratterizzato dalla presenza di uno strato superficiale di sabbie portate dalle numerose alluvioni, causate in periodi preromanici e nell’Alto medioevo dallo straripamento di alcuni rami del Tartaro e, in periodo medioevale e moderno, dalle rotte dell’Adige. Su questa sabbia, unificata da un secolo di vegetazione spontanea, viene piantata l’insalata di Lusia, più ricca delle altre in contenuto di potassio e calcio…altro che due foglie di insalata.
Nella foto a sx, la cappuccia, a dx la gentile.
da Strami
Indicazioni enogastronomiche: lanterne o lucciole
E’ capitato anche a noi di segnalare una rivista enogastronomica di buona caratura dove, a detta di un nostro lettore che dopo averne seguite le indicazioni, ci ha raccontato che fra le pagine dedicate a un ristorante, visitandolo, ha trovato parecchie notazioni non corrispondenti : succede.
Ci sono gusti si e gusti no, giorni si e giorni no e tanto altro ancora che può non far collimare le cose, per cui, anche articolo e articolista possono peccare e non essere in linea con il giudizio del lettore che, fiducioso di quel che legge, va e prova il locale indicato.
Quel che invece non dovrebbe succedere, leggendo una pubblicazione/guida fresca di stampa, è che un locale recensito compaia nonostante sia andato a fuoco qualche anno prima e mai più risorto dalle ceneri.
Se poi il ristorante continua ancora ad essere presente anche negli anni a venire, vedendo pure accresciuto il giudizio positivo, la cosa, come dice Massimo Bernardi, e con lui altre autorevoli firme enogastronomiche, la cosa, si diceva, va decisamente molto ma molto meno bene.
Non tanto perchè è diabolico perseverare, quanto perchè può succedere che il fiducioso lettore, con la sua bella pubblicazione in mano e trovandosi a passare dalle parti dove dovrebbe esistere tale ristorante ricco di entusiasti punteggi, decida di andare direttamente sul posto e scoprire che non può nemmeno essere in disaccordo con il recensore, trovandosi di fronte solo ceneri.
Ora, qualcuno dirà che una telefonata preventiva o di prenotazione, il fiducioso lettore dovrebbe e deve sempre farla ma perchè, il fiducioso lettore che ha pagato con i suoi euri il fior di recensione, deve anche preoccuparsi di verificare dell’esistenza ( in vita ) del ristorante recensito?
Tanto vale, se proprio proprio si cercano lanterne che a questo punto sembrano sempre più lucciole, spendere i soldi una sola volta nella vita e non ad ogni nuovo appuntamento editoriale fresco di stampa, aspettando, magari, che guide/publicazioni dopo qualche mese o anni, finiscano fra i saldi e messe in vendita a metà prezzo.
da Strami
New entry in casa Communicagroup
New entry in casa Communicagroup.it. Il nostro blognetwork fornisce da 4 anni un’informazione ricca e variegata raccolta sul web e verificata da professionisti dell’informazione. Oggi Communicagroup è arrivata a 400 mila utenti unici al mese con 2 milioni di pagine viste (dati Nielsen). Nell’ambito di una strategia che punta costantemente ad allargare la propria offerta informativa ecco due nuovi blog: Comunicaroma.info e Rilaxati.it.
Obiettivo di Comunicaroma.info è quello di offrire una rapida sintesi di quanto accade di importante
nella città: dalla cronaca agli eventi, dall’arte ai servizi di utilità, dalla musica allo spettacolo, alla vita dei quartieri. Comunicaroma.info si propone dunque come strumento utile per chi vive o visita Roma.
Punta invece a soddisfare la curiosità degli occhi Rilaxati.it, il blog che raccoglie le notizie più intriganti dal mondo della Rete, attraverso gallery fotografiche strane, spettacolari, affascinanti e spesso uniche. Un modo, speriamo intelligente e spassoso, di rilassarsi un attimo, così come propone il nome del blog, magari durante una pausa caffè o alla fine di una giornata impegnativa.
Comunicaroma.info e Rilaxati.it sono dunque il giusto mix di informazione e divertimento per rendere sempre più unica e variegata l’offerta di CommunicaGroup.
da Strami
Eros femminile e vino rosso
In questi ultimi giorni moltissimi blogger e giornalisti vari si sono buttati a pesce sulla notizia che il vino rosso stimolerebbe l’eros delle donne.
Riprendendo, amplificandolo, un lavoro di alcuni ricercatori che dopo aver analizzato le risposte ai questionari compilate da qualche centinaio di donne, hanno concluso che con uno o due bicchieri di vino rosso, le donne interpellate proverebbero più soddisfazione nel rapporto sessuale.
Notizia sicuramente estiva, decisamente “di colore” ma, e qui ci metterei anche i nostri amici di Lipsblog, per niente completa.
Vale a dire che nessuno si è preoccupato di dire quale sia questo benedetto vino rosso che tanto riscalda il cuore femminile.
Un chianti o una barbera, un pinot nero o un cabernet, un nero d’avola o un refosco o qualche altro dei mille altri rossi che popolano il mondo del vino?
Domanda senza risposta !
Nemmeno scorrendo le centinaia di migliaia di articoli scritti in proposito, giungendo a leggere perfino lo studio del dottor Mondaini, pubblicato sulla rivista “Journal of Sexual Medicine” , che ha dato origine a così vasta eco sul potere afrodisiaco del vino rosso sulle donne.
da Strami
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di vincenzo puppo il 01/1/70






