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Fior d’Arancio, un moscato verso la docg
Fra i milioni di bottiglie stappate per i brindisi di Natale e Capodanno che hanno segnato una netta sconfitta delle bollicine francesi, a tutto vantaggio degli spumanti e dei prosecchi di casa nostra, da registare anche il buon piazzamento del Fior d’Arancio che è stato richiesto in ragione ben superore rispetto all’offerta produttiva.
Un tipico moscato giallo dei colli Euganei che proprio alla vigilia delle festività è stato riconosciuto dal centro per l’enologia di Asti, che di moscato ne conosce virtù e vizi, quale prodotto inimitabile fra i moscati gialli che vengono vinificati nelle limitatissime zone italiane vocate per la produzione di questo spumante.
Fra le quali, appunto, l’area degli Euganei che a breve, come ci ha confermato il presidente del consorzio per la tutela vini DOC del colli Euganei, Antonio Dal Santo, consluso l’iter previsto dalla normativa, potrà entrare fra le zone di produzione a denominazine di origine controllata e garantita proprio grazie al Fior d’Arancio.
Vino spumante decisamente particolare dal buon profuno persistente dell’uva, dolcemente aromatico ma non troppo lezioso e dal bel colore giallo di paglia dai riflessi dorati.
Uno spumante da fine pranzo che piace molto alle signore ma che non dispiace neppure ai palati dei signori soprattutto se accompagnato con dolci di pasta sfoglia, crostate di frutta e foccacce fatte in casa.
A conferma che la dolcezza piace a tutti…
da Strami
Etichette per le feste nr. 3
Non è la prima volta che vi parlo del soave di Agostino e Teresa Vicentini, già una volta infatti lo avevo segnalato raccontandovi di un pranzo seduto ai tavoli baccalàdivino di Franco Favaretto, ma visto che non tutti amano le bollicine, in tema di etichette per le feste, appuntamento che può aiutarvi nella scelta del vino per accompagnare i vostri pranzi di fine anno, risuggerisco l’etichetta anche se questa volta è nella sua veste di D.O.C.G. Superiore “IL CASALE”.
Vino bianco di uva garganega dal primo all’ultimo acino decisamente senza bollicine che punta subito alla concretezza di un bicchiere di vino di grande personalità.
Un po’ come il carattere del signor Agostino che anno dopo anno sta imbottigliando vini sempre più buoni e sempre più meritevoli di essere degustati per coglierne l’evoluzione su una strada dove non si usano le scarpe grosse ma un cervello fino, capace di tenere a bada la gamma di sensazioni provocate da questo soave all’impatto con le terminazioni gustative e olfattive di bocca e naso che, dopo i profumi e i sentori dei fiori o i sapori di frutti agrumati e le sapidità minerali, alla fine vengono pure coinvolte da un “attimo” di amaro, dopo un dolce ricordo di pesca, che ti riporta con i piedi per terra per poi, al sorso successivo, rimandarti verso l’alto di eleganti soavità.
Strutturate con equilibrio che fanno di questo vino autoctono ben radicato nella sua terra e nella mente di chi lo produce un clear pale gold, bright glints against the light , ovvero un oro pallido dai riflessi luminosi contro la luce, ben noto anche al di fuori dei confini veronesi di Colognola ai Colli dove Agostino Vicentini e sua moglie Teresa curano la garganega per questo vino che trasforma un giorno qualsiasi in un giorno di festa.
Cliccando qui, il link dell’azienda di cui , visti e assaggiati anche gli altri vini, tornerò a parlarvi.
da Strami
Etichette per le Feste nr. 2
Ottimo con la pasta frolla, crostate alla frutta, dessert con creme, pasticceria secca, dolci al cucchiaio e perchè non con il tradizionale panettone è comunque adatto anche come aperitivo e le sue bollicine sono davvero tutto un programma soprattutto, giusto per continuare il nostro discorso sulle etichette per le feste, per brindare al Natale o al nuovo anno.
Il suo nome è Cartizze e da quando veniva prodotto solo per pochi trevigiani, ha spopolato in ogni dove anche se inizialmente, non proprio tutte le bottiglie messe sul mercato, cavalcando la tigre della moda, erano all’altezza di quanto vuole invece il disciplinare sul prosecco e i suoi puntini sulle i.
Tornando al Cartizze, prodotto in una ristretta sottozona all’interno dell’area del prosecco, sembra che il suo nome derivi dai gardiss che nell’idioma delle colline trevigiane traduce la parola graticci sui quali venivano lasciate appassire le uve perchè aumentasse la loro dolcezza e l’aroma.
Due caratteristiche del resto già presenti in questo particolare prosecco, dal colore brillante, giallo paglierino con riflessi verdognoli contrappuntati da bollicine persistenti e di grana minuta che sembrano sprigionare il profumo fruttato e floreale dove pere, pesche e mele si contendono la scala insieme ai sentori dei fori di prato per lasciare infine il posto al sapore, sapidamente elegante che richiama alla memoria il gusto di una pera.
E badate bene che non sono le solite manfrine di chi scrive di vino ma se trovate il Cartizze vero vero e fatto bene, ne avrete la prova anche voi.
E seppure le feste e le gozzoviglie non siano i momenti migliori per le degustazioni, è anche vero che se non si beve bene in un giorno di festa quano lo si dovrebbe fare?
Per cui, piccolo investimento di un paio di decine di euro o poco più, e il piacere di brindare con il Cartizze diventa tale… nel senso più letterale.
Per la cronaca, quello che abbiamo assaggiato per voi, è quello prodotto dai Bisol che si occupano di prosecco da un bel po’ di generazioni
in quel di S.Stefano di Valdobbiadene.
Piccola frazione da cui esce questo Cru di assoluto rispetto che inseriamo nelle etichette per le feste che da qui al momento dei brindisi dei prossimi giorni, stiamo stappando per darvene conto.
Alla prossima …
da Strami
Etichette per le feste
Dopo i tre bicchieri della Guida ai Vini d’Italia, per lo spumante Aquila Reale riserva millesimata 2002 targato Cesarini Sforza è ora la volta del suo inserimento nell’annuario dei migliori vini italiani, quale miglior metodo classico d’Italia.
Bollicine di alta classe, e di gran soddisfazione al palato, per una produzione di sole 6500 bottiglie l’anno che più di qualche produttore di champagne ci invidia anche se, giusto per ricordarlo il nostro spumante o prosecco è una cosa, lo champagne un’altra.
Per cui inutile cercare di trovare somiglianze o ricorrere ai soliti luoghi comuni su quale sia più o meno buono, l’importante è che nonostante la crisi di molte tasche e la non crisi di poche altre, che dicono che la crisi non c’è, almeno per Natale e Capodanno si brindi con qualcosa di buono.
Certo, la riserva Aquilla Reale non è la sola bottiglia in commercio e fra i nostri spumanti italiani la scelta non manca ma per questa volta condividiamo i tre bicchieri del Gambero e il giudizio di Luca Maroni e in ogni caso seguiteci, da qui alle feste vedremo di suggerirvi anche qualche altra etichetta.
da Strami
French 75, cocktail da guerra
Quando fu inventato durante la prima guerra mondiale, uno degli ingredienti originari del French 75 era il cognac ma con l’andare dei tempi, il morbido distillato fu sostituito dal gin che lo rese ancora più secco e preciso proprio come l’arma dell’artiglieria francese da 75 millimetri da cui prese il nome.
Il French 75 non è difficile da preparare e ancora meno difficile da bere data la decisione del succo di limone mescolato con la forza del gin, l’aggiunta delle bollicine dello champagne, o di ottimo prosecco per contenere il costo, e la morbidezza dello sciroppo di zucchero semplice.
Per le dosi :
1 oz di gin ( circa 30 millilitri o tre cucchiai ), 1/2 ounce di succo di limone (un’oncia vale 28,3 grammi ma per semplicità 1 cucchiaio e mezzo di succo andrà bene) 4/ 5 ounce di champagne (circa 120 millilitri ) e 1/4 oz di sciroppo (circa 7 millilitri pari a un cucchiaino ).
Per lo sciroppo : mettere 1/2 tazza di zucchero e 1 / 2 tazza di acqua in una piccola casseruola messa su fuoco medio e mescolare fino a quando lo zucchero si scioglie. Raggiunta l’ebollizione, ridurre il calore a medio-basso e fare andare per 5 minuti per poi lasciare raffredare lo sciroppo che, una volta fatto si usa tutte le volte che i cocktail lo richiedono… fino a finirlo.
Inutile dire che tutti gli ingredienti prima di “armare” il vostro French 75 vanno ben raffredati per vincere la guerra…contro il caldo di questi giorni.
da Strami
Se il tappo fa il duro, usate la sciabola
Mai provato a stappare una bottiglia di champagne o di spumante e trovarvi nelle condizioni di aver esaurto le forze nel tentativo di togliere quello “stramaledettissimo” tappo dal collo della bottiglia?
Può succedere ma non allo Chevalier Sabreur che di fronte a simile evenienza, impugnerebbe la sua sciabola e zac: colpo secco e deciso proprio al di sotto del tappo e via all’esplosione delle bollicine.
Arte, quella della sciabolatura, che la tradizione fa risalire addirittura a Napoleone, primo fra i chevalier sabreur, quando al termine di una dura battaglia, per brindare alla vittoria con i suoi ussari, per aprire le bottiglie di champagne adottava un modo molto sbrigativo: le “decapitava” con un colpo di sciabola. Operazione tutt’altro che facile che necessita di decisione, mano ferma e tutta la tecnica necessaria che da quei tempi in poi viene tramandata e insegnata dagli appartenenti alla Confraternita della Sciabola d’Oro, o meglio, della Confrérie du Sabre d’Or.
da Strami
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di Michela De Bona il 13/07/2009 alle 09:01
Alta cucina sotto coperta, alla Cooking Cup
Ad aggiudicarsi il prestigioso trofeo Challenger della 9° edizione della S.Pellegrino Cooking Cup, manifestazione che coniuga lo sport della vela con l’alta cucina, è stato il team della Felci 45 Città di Grisolera. Equipaggio di prim’ordine che ha sbaragliato le decine di avversari lungo il percorso velico della regata svoltasi nell’impagabile scenario lagunare che circonda la Serenissma, aggiudicandosi ben quattro riconoscimenti.
Trionfando nella “Combinata Regata – Cucina” , nella regata “Trofeo Compagnia della Vela”, nella gara culinaria, nella Categoria 1 (Ranking Classe 1) e primeggiando nella classifica generale.
Il tutto grazie al sapiente mix dell’esperienza dello skipper Alberto Sonino e dell’armatore Franco Daniele, l’entusiasmo di Matteo Bisol, della famiglia dei noti produttori vitivinicoli, che non ha dimenticato a casa fior di bollicine per accompagnare il talento fatto bontà, della chef Paola Budel.
da Strami
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di Matter Edmondo il 10/07/2009 alle 10:55
Bellini, long-drink con prosecco doc in attesa della G
E’ di questi giorni la notizia che dalla prossima vendemmia, la produzione spumantistica del prosecco di Conegliano Valdobbiadene con le “carte” in regola, potrà fregiarsi oltre che della doc, anche della docg.
Infatti, dopo la conclusione dell’iter per il riconoscimento a denominazione di origine controllata e garantita per le colline di Conegliano Valdobbiadene, non resta che attendere la pubblicazione del decreto ministeriale, eppoi… tutti a brindare con il “ Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”.
Intanto però, e finchè le varietà delle uve attualmente ammesse per fare questo tipico spumante attendono la garanzia della G che, con la firma dal ministro Luca Zaia, saranno nobilitate al pari dello champagne ( uve prosecco – minimo 85% -, uve verdiso, perera, bianchetta e prosecco lungo – massimo 15% -), il Bellini, almeno per questa estate, lo si può continuare a fare con il prosecco doc, fin qui prodotto.
Long drink di stagione inventato un’ottantina d’anni fa in quel di Venezia che fu chiamtao Bellini per la somiglianza del suo colore con quella riconoscibile in un dipinto del Giovan Battista Bellini che impressionò l’inventore del cocktail, Giuseppe Cipriani.

Un colore rosa, ottenuto schiacciando una pesca bianca con uno schiacciapatate ( in alternativa si usa il frullatore ) che va versata in un flut, in ragione di un terzo, dove si aggiungono due terzi di prosecco e un “attimo” di succo di lampone o di ciliegia..
Inutile dire che va servito freddo.
Variante per il vostro Bellini, probabilmente poco gradita ai 160 spumantisti e agli oltre 3000 viticoltori che faranno il nuovo prosecco con tanto di docg, le bollicine dello champagne al posto di quelle venete.
da Strami
Fragole e spumante per una fresca estate
Lo spunto per una bevanda che funzioni contro le calure estive, fresca, vitaminica e dissetante, viene dal Bollicine Topline, del quale vi avevamo dato notizia.
La preparazione è semplice, basterà munirsi di un bicchiere appena più largo di un flut, una fragola bella matura e di un po’ di bollicine italiane. Scelte, magari , proprio fra l’elenco degli spumanti italiani che si sono aggiudicati i primi posti del concorso internazionale veneziano.
da Strami
Bollicine su Venezia
Giornata di grandi bollicine italiane quella di sabato 6 giugno nelle sale del Danieli a Venezia.
Nel corso dell’attesa manifestazione, la consegna del premio Bollicine Topline 2009 alla bottiglia migliore. Un premio – ha spiegato Giampietro Comolli del Forum Spumanti d’Italia – per riconoscere e sottolineare il successo delle bollicine italiane nel mondo che, nei primi 4 mesi del 2009, indicano ancora un segno positivo. In netta controtendenza agli champagne, da sempre concorrenti da battere.
da Strami






