Risultati della Ricerca per "lambrusco"
Se il Po arriva fino a Civitavecchia

“FOOD AND BOOK” è una rassegna enogastroletteraria organizzata dalla Condotta Slow Food di Civitavecchia e da Prospettivaeditrice.
Si tratta di una serie di incontri enogastroletterari che si propongono di illuminare, sotto una nuova luce, il rapporto tra i libri ed il cibo.
Ed il primo appuntamento, fissato per Domenica 22 Marzo, vede coinvolto un vecchio amico di Peperosso, Michele Marziani, con il suo “Lungo il Po“.
da Fabrizio Gabrielli
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di marco il 06/03/2009 alle 13:41
Lambrusco, generosa verità di un succo d’uva

Di lambrusco ne ha gia parlato anche Marziani e forse aveva ragione nel dire che lambruschi inutili ne esisstono più d’uno, o forse tutti.
Resta il fatto che il lambrusco, come traduzione del carattere di persone che lo fanno e lo bevono, ti da immediatamente l’idea della della genuina spontaneità di gente che non sa mentire. E anche se lo fanno non è colpa loro.
Pochi gradi alcolici, corpo non proprio consistente, men che meno indescrivibili retrogusti a base di fantasmagorici odori di cuoio o complesse strutture di sapide mineralità di rocce del… Katai, ma tanta vivace briosità pronta da cogliere.
Un bicchier di vino, e qui sta il bello, che lo bevi tutto, con tutto o quasi, scacciando i pensieri.
Una sorta di champagne in rosso, non se la prendano i puristi, che va bene con il dolce-salato del culatello o il salato-dolce di carni bianche o verdure appena scottate. Un
grasparossa, questo il nome del vitigno, che passa senza quasi lasciare traccia, ma in sua assenza, per i giusti abbinamenti tutto si complica.
Insomma una frizzante spremuta d’uva verace, più o meno amabile o secca che sia, che è quasi un peccato che la si paghi anche meno di cinque euro.
L’ultimo bevuto, veniva da Arceto, dai colli di Scandiano e di Canossa, e tanto per provarne la sua franca duttilità , i piatti con i quali si è accompaganto sono stati proprio un paio di fette di culatello, una tagliatella all’uovo con un filo d’olio e del parmigiano, un petto di pollo ai ferri al rosmarino.
da Strami
Il ristorante no-food, l’evoluzione del porta-party

A King Island in Tasmania, cioé dall’altra parte del mondo, ci sono tramonti mozzafiato e masnade di pinguini nei periodi di accoppiamento.
Ma di ristoranti in riva al mare, nisba.
Almeno fin quando Caroline Kininmonth non ha avuto un’idea brillante. Restaurare un vecchio rimessaggio. Dipingere le pareti di giallo. Appendere qualche foto alle mura.
Poi ci ha preso gusto.
Perché non un farne un ristorante-non-ristorante?
E’ così che nasce il nuovo modello di ristorazione BYOF, Bring Your Own Food, cioé Portati Il Tuo Cibo. L’evoluzione glamour e stylish del porta-party.
da Fabrizio Gabrielli
Vini rossi ghiacciati: independence day

Esaurite le prime boutade enogastroestive (il cocomero più costoso?, quali cibi mi porto al mare?, dove andare in vacanza se sono gourmet?, davvero il cocomero può sostituire il v-i-a-g-r-a?), le curiosità di più esigenti sopravanzano.
Tipo, occhei, siamo stufi di cocktails sangrie birre e vini di facile beva.
Ora vogliamo vino rosso. Un grande vino rosso.
Quando il gioco si fa duro, ordunque, i duri cominciano a giocare, e noi ci affidiamo ai preziosi consigli di Eric Asimov, fantascientifico (omen nomen) esperto critico di vini, colonnista del New York Times e magister nella sua rubrica The Pour, già vincitore del Premio Luigi Veronelli (ma lo sappiamo per vie traverse, ché sul sito di Veronelli non c’è traccia) come miglior giornalista enogastronomico in lingua straniera.
Che in un interessante articolo del 2 luglio ci dice “Rossi ghiacciati? Non è un’eresia”.
da Fabrizio Gabrielli
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di luca il 04/07/2008 alle 18:42
Lambrusco d’autore


Ci arriviamo con un po’ di ritardo, è vero.
Ma che bella la storia di Pier Luigi Celli e dell’editore reggiano Aliberti!
Capita che l’ex direttore generale dei Rai, Omnitel, Olivetti, Enel ed Eni, oggi direttore generale della libera università Luiss, scriva un libro, una raccolta di racconti, dal titolo “Altri esercizi di pentimento”.
E che il suo editore, Aliberti, decida di pagarlo con una modalità sui generis.
Come? In Lambrusco.
da Fabrizio Gabrielli
Culatello di Zibello

È il più pregiato ed ignoto dei salumi italiani e si produce in una manciata di comuni della provincia di Parma, sulle rive del Po dove l’umidità , la nebbia, il caldo afoso estivo e il freddo bagnato invernale creano l’ambiente giusto, l’unico ambiente giusto, per la maturazione ottimale del Culatello di Zibello, dalla forma di grossa pera, dal profumo intenso e inimitabile.
Ogni Culatello è un pezzo unico e ha storia particolare.
I cultori sostengono che dallo stesso maiale vengono fuori due culatelli diversi: è più buono quello della coscia sulla quale l’animale non è solito sdraiarsi…
Sinistro o destra che sia, va affettato molto sottile e gustato con pane fatto in casa o gnocco fritto accompagnato da un bel bicchiere di vino Fortana o di Lambrusco.
da Michele Marziani
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di Maria Ferdinanda il 10/10/2007 alle 14:55
Un vino per le anguille

Lungo i terreni sabbiosi del basso Po crescono vinelli frizzanti, Lambrusco e roba simile, spesso inutili, poche volte interessanti, ancor più raramente affascinanti.
Un vitigno che accomuna le dune del Delta del Po con le rive sabbiose del Grande Fiume nei pressi di Parma, è il Fortana, l’Uva d’Oro che accompagna salumi ed anguille.
Dolce e mostoso nella zona di Zibello (dove accompagna il Culatello e sostiene cantate verdiane a squarciagola…), diventa vino più intrigante vicini al mare, tra le sabbie quasi costiere, in vigne folte di piante, ma in filari larghissimi, distanti, in mezzo ai quali, un tempo, si coltivava addirittura dell’altro.
Alberi frondosi e il profumo del mare parlano di una viticoltura eroica, perché resistente a due passi dagli stabilimenti balneari. Pochi produttori come Giorgio Mariotti di Argenta realizzano un Fortana in purezza, fermo, non frizzante, che ha la scontrosità sapida dei vini delle sabbie, profumo salmastro, sapore acidulo e tannini imbronciati che si stemperano nell’incontro con piatti a base di anguille, brodetti di pesce, grandi umidi di mare.
da Michele Marziani
31.08.05 — Il cibo spiegato ai primati. A come Aceto balsamico tradizionale
Niente blog per noi fino al 9 Gennaio. Nel frattempo vogliate gradire “Peperorosso Greatest Hits”, distillato [per rimanere in tema] degli ultimi mesi di deliranti messaggi.

Fermate una persona comune per strada. Chiedete, “Conosce l’aceto balsamico tradizionale?”. Nessuna risposta probabilmente, al massimo uno sperduto “huh?”. Non meravigliatevi: le spiegazioni degli esperti sono complicate, o peggio, sulla mancanza di chiarezza qualcuno ci marcia. Ma se siete interessati a sapere che cosa mangiate – e insomma – secondo noi dovreste esserlo, date un’occhiata a “Il cibo spiegato ai primati“, nuova serie di Peperosso per sfidare i contafrottole della gastronomia.
• DOVE — Zone di produzione: le province di Modena e Reggio Emilia, punto e a capo. Di conseguenza, l’aceto balsamico tradizionale può essere di Modena o di Reggio Emilia. Chiaro, no?
• COME — Si ottiene attraverso la cottura del mosto che viene conservato in botti di legno diverse per capacità e tipo di legno. Periodicamente parte del contenuto di ogni botte viene travasato in un’altra, seguendo una precisa sequenza, per ottenere nell’ultima botte un prodotto molto concentrato. Diventa aceto per fermentazione [trasformazione degli zuccheri in alcol], e aceto balsamico tradizionale dopo 12 anni d’invecchiamento. Dopo 25 può dirsi “Extra Vecchio”
• QUANTO COSTA — Molto, ma per ottenerlo ci vogliono pazienza e cure continue. A seconda del tipo e dell’invecchiamento i prezzi oscillano tra i 50 e i 150 euro per una confezione da 100 ml.
• DOVE LO COMPRO — Direttamente in acetaia se potete: spettacolare quella di Venturini Baldini in Via Turati, 42 a Roncolo di Quattro Castella (RE). Nelle 1000 gastronomie della zona, oppure online da Cibitalia.
• ITINERARIO — MANGIARE: Ristorante Il Rigoletto, Piazza Martiri 29, Reggiolo [RE]. Due stelle Michelin, conto medio: 130 euro. Alto, lo sappiamo, ma potendo… BERE: Azienda Agricola Rinaldini, Via Rivasi, 27 – S.Ilario d’Enza [RE]. Notevole il Reggiano Lambrusco DOC. DORMIRE: Hotel Posta, Piazza del Monte 2, Reggio Emilia, conto medio: 180 euro per la doppia.
• CON COSA — Per costo e aroma va centellinato, ne bastano poche gocce. Sui cibi crudi esplode una formidabile carica aromatica, ad esempio sul Parmigiano Reggiano. Bene anche su, verdure, bolliti, gelato, e se proprio volete, sulle fragole.
• OCCHIO A — Il termine “Tradizionale” fa tutta la differenza del mondo. L’aceto balsamico-e-basta si ottiene mescolando diversi tipi di aceto di vino con aromi e coloranti vari. E’ un’altra cosa, per gusto e prezzo.
• PEPEROSSO CONSIGLIA — Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia bollino oro dell’Acetaia San Giacomo in Via Verdi, 6 Campagnola Emilia [RE]. Scrivete ad Andrea Bezzecchi, fategli sapere che siete lettori di Peperosso, avrà un occhio di riguardo.
da massimo
Ultimo commento:
di stellanotturna il 27/01/2006 alle 18:54
Il cibo spiegato ai primati. A come Aceto balsamico tradizionale
Niente blog per noi fino al 9 Gennaio. Nel frattempo vogliate gradire “Peperorosso Greatest Hits”, distillato [per rimanere in tema] degli ultimi mesi di deliranti messaggi.

Fermate una persona comune per strada. Chiedete, “Conosce l’aceto balsamico tradizionale?”. Nessuna risposta probabilmente, al massimo uno sperduto “huh?”. Non meravigliatevi: le spiegazioni degli esperti sono complicate, o peggio, sulla mancanza di chiarezza qualcuno ci marcia. Ma se siete interessati a sapere che cosa mangiate – e insomma – secondo noi dovreste esserlo, date un’occhiata a “Il cibo spiegato ai primati“, nuova serie di Peperosso per sfidare i contafrottole della gastronomia.
• DOVE — Zone di produzione: le province di Modena e Reggio Emilia, punto e a capo. Di conseguenza, l’aceto balsamico tradizionale può essere di Modena o di Reggio Emilia. Chiaro, no?
• COME — Si ottiene attraverso la cottura del mosto che viene conservato in botti di legno diverse per capacità e tipo di legno. Periodicamente parte del contenuto di ogni botte viene travasato in un’altra, seguendo una precisa sequenza, per ottenere nell’ultima botte un prodotto molto concentrato. Diventa aceto per fermentazione [trasformazione degli zuccheri in alcol], e aceto balsamico tradizionale dopo 12 anni d’invecchiamento. Dopo 25 può dirsi “Extra Vecchio”
• QUANTO COSTA — Molto, ma per ottenerlo ci vogliono pazienza e cure continue. A seconda del tipo e dell’invecchiamento i prezzi oscillano tra i 50 e i 150 euro per una confezione da 100 ml.
• DOVE LO COMPRO — Direttamente in acetaia se potete: spettacolare quella di Venturini Baldini in Via Turati, 42 a Roncolo di Quattro Castella (RE). Nelle 1000 gastronomie della zona, oppure online da Cibitalia.
• ITINERARIO — MANGIARE: Ristorante Il Rigoletto, Piazza Martiri 29, Reggiolo [RE]. Due stelle Michelin, conto medio: 130 euro. Alto, lo sappiamo, ma potendo… BERE: Azienda Agricola Rinaldini, Via Rivasi, 27 – S.Ilario d’Enza [RE]. Notevole il Reggiano Lambrusco DOC. DORMIRE: Hotel Posta, Piazza del Monte 2, Reggio Emilia, conto medio: 180 euro per la doppia.
• CON COSA — Per costo e aroma va centellinato, ne bastano poche gocce. Sui cibi crudi esplode una formidabile carica aromatica, ad esempio sul Parmigiano Reggiano. Bene anche su, verdure, bolliti, gelato, e se proprio volete, sulle fragole.
• OCCHIO A — Il termine “Tradizionale” fa tutta la differenza del mondo. L’aceto balsamico-e-basta si ottiene mescolando diversi tipi di aceto di vino con aromi e coloranti vari. E’ un’altra cosa, per gusto e prezzo.
• PEPEROSSO CONSIGLIA — Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia bollino oro dell’Acetaia San Giacomo in Via Verdi, 6 Campagnola Emilia [RE]. Scrivete ad Andrea Bezzecchi, fategli sapere che siete lettori di Peperosso, avrà un occhio di riguardo.
da massimo
Ultimo commento:
di Tommaso Farina il 31/08/2005 alle 15:02







