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Alla Montecchia, la Toscana firmata Alajmo

fotocertaldo3Se cliccate il link de Le Calandre, vero e proprio laboratorio di ricerca e sperimentazione gastronomica al servizio del gusto che non più tardi di qualche settimana fa è stato inserito nei migliori cinquanta ristoranti del mondo, fra i diversi link e rimandi c’è quello di un altra creatura degli Alajmo: La Montecchia.

Altro pregevole ristorante, coordinato dal papà di Raffaele e Massimiliano Alajmo, Erminio, ospitato in una elegante struttura che un tempo fu un essiccatoio di tabacco, dov’è possibile imparare a gustare lo stile di questa famiglia e le invenzioni di Massimiliano, prima ancora di sedersi ai tavoli de Le Calandre.

Magari proffittando del fatto che in una sera di fine primavera, come accadrà domani venerdì 4 giugno, oltre che luogo di buona tavola, La Montecchia si apre ai suoi ospiti diventando scenario per l’arte della commedia quale fonte d’ispirazione per un menù curato dallo stesso Massimiliano.

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giu  10
3
alle 03:43
da Strami

Che si dice?, Chiedilo a Peperosso

Tre italiani fra i 50 migliori ristoranti al mondo

Reception

Con un balzo in avanti di ben 29 posizioni, il ristorante Le Calandre si è piazzato al 20° posto nella classifica dei 50 ristoranti del mondo “S.Pellegrino World’s 50 Best Restaurants 2010” pubblicata dalla prestigiosa rivista Resturant, dimostrando ancora una volta il consenso mondiale di cui gode questo ristorante alla porte di Padova dei fratelli Massimiliano e Raffaele Alajmo. Una prestigiosa riconferma internazionale dunque, che testimonia quanto sia apprezzata e seguita la cucina degli Alajmo fatta di creativa innovazione, estrema cura per la scelta di ogni singolo ingrediente, di grande professionalità e di autentica passione per l’arte e la sapienza enogastronomica: elementi indispensabili per soddisfare anche il più difficile dei clienti da qualsiasi angolo del mondo provenga.
Sale seppur con un balzo meno accentuato l’Osteria Francescana che con il suo sesto posto inizia la scalata ai primissimi posti fra i dieci, dopo aver stazionato nel nono gradino in attesa di compiere i balzi finali che sono anche quelli più selettivi ma che non sembrano essere niente di insuperabile per le incredibili capacità di Massimo Bottura e del suo staff di via Stella a Modena.

Nuovissima entrata nella classifica fra i cinquanta del mondo, infine, quella di Paolo Lopriore de il Canto ospitato dallìaffascinante scenario della Certosa di Maggiano fra i dolci paesaggi del senese. Luoghi che non potevano che ispirare gusti e sapori d’altri mondi.

La consegna dei premi S.Pellegrino World’s 50 Best Restaurants è avvenuta presso la Guildhall di Londra nel corso di una cerimonia definita a ragione, la serata degli Oscar della gastronomia mondiale.

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mag  10
18
alle 01:10
da Strami

Ultimo commento:

di West35Simone il 01/1/70

Do not cash to buy a building? You should not worry, just because that's achievable to get the bu...

Che si dice?, Chiedilo a Peperosso, per sapere la vostra....

I Cavalieri della Cucina Italiana

1foto_cavalieri_rid2Massimiliano Alajmo, Heinz Beck, Massimo Bottura, Moreno Cedroni, Enrico Cerea, Gennaro Esposito, Norbert Niederkofler, Giancarlo Perbellini, Niko Romito, Ciccio Sultano e Mauro Uliassi.
Sono questi gli undici nomi della mostra migliore cucina che hanno deciso di fondare ufficialmente i Cavalieri della Cucina Italiana.

Attorno ad un’unica tavola, gli chef hanno posto le basi per operare un radicale cambio di rotta, fondando un “coro” che si riconosca negli stessi principi del cavalierato: rispetto e lealtà.
Il tutto per dare vita a un gruppo di professionisti ( e di che calibro ) che si muove secondo un’unica linea guida con l’intento di tutelare e sviluppare il mestiere del cuoco e l’immagine della cucina italiana riassumibile nel documento sottoscritto da ognuno degli chef.
Questi i sei princìpi dei Cavalieri della Cucina Italiana:
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mag  10
16
alle 07:51
da Strami

Ultimo commento:

di Strami il 01/1/70

com'era l'uva ?? :))

Chiedilo a Peperosso, Dov'eravamo

Gli Alajmo, le Calandre, il genio

fgenioDa qualche giorno Massimiliano e Raffaele Alajmo non hanno più il loro ristorante, con un colpo di mano che ha dell’incredibile, visti i tempi strettissimi con cui sono passati dal dire al fare, hanno cancellato le “vecchie” Calandre e hanno rifatto le nuove Calandre.
Un cambio che stupisce ma non sorprendere, la genialità che li ha portati nell’olimpo delle stelle dei ristoranti al top non poteva che sortire quel che può suscitare l’ennesimo elogio o l’ennesima critica.
Parole, righe, commenti, recensioni, racconti, descrizioni e chi più ne ha più ne metta.

Anche noi per esempio, potremmo raccontarvi di come gli Alajmo abbiamo immaginato di ricavare dal tronco di un albero ultrecentenario dei tavoli che non hanno bisogno di tovagliato, di buttare la posateria di ieri per far posto a quella di oggi ma nata nel 400 nel paese dei Ferri Taglienti, del cuoio odoroso di Maranello che adorna le vesti di chi vi serve, delle luci che scendono dall’alto nascondendo quel che non serve illuminare, della “credenza” al centro della sala; e prima ancora del banco e dei lampadari dell’ingresso, della cantinetta per le bottiglie di pronta beva, degli armadi per i soprabiti ma anche per gli imgombranti giacconi.
Insomma, di quel che è nuovo ma solo per chi, peggio per lui, non ha il genio degli Alajmo che continua.

Raccontato in dieci minuti di film senza aggiunta di altre righe, che senza genio, sono inutili.

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feb  10
6
alle 08:03
da Strami

Ultimo commento:

di Strami il 01/1/70

Caro Massimo, che il filmato possa esserti sembrato noioso al punto da farti sbadigliare... de gu...