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Bellini, long-drink con prosecco doc in attesa della G
E’ di questi giorni la notizia che dalla prossima vendemmia, la produzione spumantistica del prosecco di Conegliano Valdobbiadene con le “carte” in regola, potrà fregiarsi oltre che della doc, anche della docg.
Infatti, dopo la conclusione dell’iter per il riconoscimento a denominazione di origine controllata e garantita per le colline di Conegliano Valdobbiadene, non resta che attendere la pubblicazione del decreto ministeriale, eppoi… tutti a brindare con il “ Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”.
Intanto però, e finchè le varietà delle uve attualmente ammesse per fare questo tipico spumante attendono la garanzia della G che, con la firma dal ministro Luca Zaia, saranno nobilitate al pari dello champagne ( uve prosecco – minimo 85% -, uve verdiso, perera, bianchetta e prosecco lungo – massimo 15% -), il Bellini, almeno per questa estate, lo si può continuare a fare con il prosecco doc, fin qui prodotto.
Long drink di stagione inventato un’ottantina d’anni fa in quel di Venezia che fu chiamtao Bellini per la somiglianza del suo colore con quella riconoscibile in un dipinto del Giovan Battista Bellini che impressionò l’inventore del cocktail, Giuseppe Cipriani.

Un colore rosa, ottenuto schiacciando una pesca bianca con uno schiacciapatate ( in alternativa si usa il frullatore ) che va versata in un flut, in ragione di un terzo, dove si aggiungono due terzi di prosecco e un “attimo” di succo di lampone o di ciliegia..
Inutile dire che va servito freddo.
Variante per il vostro Bellini, probabilmente poco gradita ai 160 spumantisti e agli oltre 3000 viticoltori che faranno il nuovo prosecco con tanto di docg, le bollicine dello champagne al posto di quelle venete.
da Strami






