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Km Zero, vi diremo chi ha vinto
Oscar Tibolla del Ristorante alle Codole (Canale d’Agordo) con Dario Bond; Emanuele Guariento Antica Trattoria Ballotta ( Torreglia ) con Clodovaldo Ruffato; Maria Romana Rigoni della Trattoria alla Rosa (Adria) con Graziano Azzalin;Beppe Agostini di Teatro dei Sapori (Castelfranco Veneto) con Franco Manzato; Fabrizio Tregnago del Ristorante Tregnago (Montecchia di Crosara) con Davide Bendinelli;
Sergio Dussin Al Pioppetto (Romano d’Ezzelino) con Raffaele Grazia; Roberto Leonardi Ristorante Marco Polo con Pietrangelo Pettenò.
Sono questi i nomi dei cuochi e dei politici ( novità della quinta edizione del concorso gastronomico KM zero e li identificate perché, una tantum i loro nomi vengono dopo quelli dei cuochi ) che fra poche ore, nell’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia si daranno battaglia per presentare una caleidoscopica parata delle migliori preparazioni culinarie a base di ingredienti rigorosamente tipici, del territorio.
O meglio prodotti provenienti dai campi della aziende agricole subito fuori la porta dei locali che hanno aderito e aderiscono sempre più massicciamente, e non solo nel Veneto, a questa pregevole tendenza di fare cucina. Soprattutto dopo che proprio nella regione del Leone di San Marco ne sono nati i pionieri che hanno fatto approvare addirittura una legge regionale per promuovere e incoraggiare l’uso di alimenti a Km Zero.
Ora dovrete scusarci ma non vorremmo perderci gli antipasti e i piatti che dobbiamo andare ad assaggiare, degustare e giudicare anche per voi.
Se passerete a cliccarci domani aggiungeremo qualche nota in più e vi diremo chi ha fatto più strada pur restando fermo al Km Zero.
da Strami
Merlot tutt’altro che da… Stradella
Come direbbe Giorgio Salvan, persona nota e autorevole nel mondo della vitivinicoltura non solo padovana ma anche fuori dei suoi confini, per capire un vino, più che limitarsi ad assaggiane uno o più sorsi, bisogna conoscere anche chi lo produce, i suoi vigneti, il territorio che li circonda, i sapori e i gusti dei cibi tradizionali e la cucina a misura di chi quel territorio lo vive ed è disponibile a condividerne con i “foresti” un buon piatto o un buon bicchiere. Una filosofia, quella di Salvan, che mai si è rivelata così attagliata per la degustazione del merlot Stradella dell’azienda La Mincana, della famiglia Dal Martello di Due Carrare, durante un tour proprio alle pendici degli Euganei. Un’azienda, quella dei Dal martello, che si estende per 60 ettari, 18 dei quali coltivati a vigne di merlot, cabernet, nei tipi franc e sauvignon, friularo, chardonnay, serprino, moscato e prosecco. Ed è dai vigneti di merlot, più precisamente dai grappoli di vigne alcune vecchie più di cinquant’anni e altre molto più giovani, che viene ricavato il doc Stradella.
Rosso di colore rubino, dai riflessi granati quand’è attraversato dai raggi di luce che colpiscono il calice, mentre lo si fa roteare per favorirne l’apertura dei profumi che si liberano intensi, gratificando l’olfatto con sentori di vaniglia e piccoli frutti. L’ingresso al palato è caratterizzato da una fresca morbidezza, vagamente minerale, che subito dopo diventa gustosamente secca e calda accentuando le avvolgenti sensazioni di eleganti rotondità di questo rosso, dotato di buona persistenza. Merlot più che indicato per robuste carni alla brace ma anche per essere gustato da solo, meglio se davanti a un camino scoppiettante in una serata brumosa di quelle che con la nebbia avvolgono i colli. Magari in compagnia di Artenio Dal Martello e dell’amico Giorgio Salvan, produttore lui stesso, prodighi nel farvi conoscere, per gustare al meglio, non solo lo Stradella ma anche tutti gli altri rossi e bianchi di questa parte del Veneto. Forse non ancora molto blasonati ma non meno genuini nell’esprimere un territorio fatto anche di qualche bottiglia buona.
da Strami
Fior d’Arancio, un moscato verso la docg
Fra i milioni di bottiglie stappate per i brindisi di Natale e Capodanno che hanno segnato una netta sconfitta delle bollicine francesi, a tutto vantaggio degli spumanti e dei prosecchi di casa nostra, da registare anche il buon piazzamento del Fior d’Arancio che è stato richiesto in ragione ben superore rispetto all’offerta produttiva.
Un tipico moscato giallo dei colli Euganei che proprio alla vigilia delle festività è stato riconosciuto dal centro per l’enologia di Asti, che di moscato ne conosce virtù e vizi, quale prodotto inimitabile fra i moscati gialli che vengono vinificati nelle limitatissime zone italiane vocate per la produzione di questo spumante.
Fra le quali, appunto, l’area degli Euganei che a breve, come ci ha confermato il presidente del consorzio per la tutela vini DOC del colli Euganei, Antonio Dal Santo, consluso l’iter previsto dalla normativa, potrà entrare fra le zone di produzione a denominazine di origine controllata e garantita proprio grazie al Fior d’Arancio.
Vino spumante decisamente particolare dal buon profuno persistente dell’uva, dolcemente aromatico ma non troppo lezioso e dal bel colore giallo di paglia dai riflessi dorati.
Uno spumante da fine pranzo che piace molto alle signore ma che non dispiace neppure ai palati dei signori soprattutto se accompagnato con dolci di pasta sfoglia, crostate di frutta e foccacce fatte in casa.
A conferma che la dolcezza piace a tutti…
da Strami






