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Vini

Lambrusco, generosa verità di un succo d’uva

Di lambrusco ne ha gia parlato anche Marziani e forse aveva ragione nel dire che lambruschi inutili ne esisstono più d’uno, o forse tutti.
Resta il fatto che il lambrusco, come traduzione del carattere di persone che lo fanno e lo bevono, ti da immediatamente l’idea della della genuina spontaneità di gente che non sa mentire. E anche se lo fanno non è colpa loro.

Pochi gradi alcolici, corpo non proprio consistente, men che meno indescrivibili retrogusti a base di fantasmagorici odori di cuoio o complesse strutture di sapide mineralità di rocce del… Katai, ma tanta vivace briosità pronta da cogliere.

Un bicchier di vino, e qui sta il bello, che lo bevi tutto, con tutto o quasi, scacciando i pensieri.
Una sorta di champagne in rosso, non se la prendano i puristi, che va bene con il dolce-salato del culatello o il salato-dolce di carni bianche o verdure appena scottate. Un
grasparossa, questo il nome del vitigno, che passa senza quasi lasciare traccia, ma in sua assenza, per i giusti abbinamenti tutto si complica.
Insomma una frizzante spremuta d’uva verace, più o meno amabile o secca che sia, che è quasi un peccato che la si paghi anche meno di cinque euro.

L’ultimo bevuto, veniva da Arceto, dai colli di Scandiano e di Canossa, e tanto per provarne la sua franca duttilità, i piatti con i quali si è accompaganto sono stati proprio un paio di fette di culatello, una tagliatella all’uovo con un filo d’olio e del parmigiano, un petto di pollo ai ferri al rosmarino.

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ott  08
26
alle 09:12
da Strami