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Grattamacco rosso da gustare e rigustare
Grattamacco rosso è vino, fatto di cabernet sauvignon, merlot e sangiovese, che riassume in quei pochi decilitri contenuti in ogni bottiglia tutta la forza di un piccolo-grande podere di una decina di ettari fra Castagneto Carducci e Bolgheri. Vino di qualità superiore che riavrò il piacere di riscoprire fra qualche giorno durante una serata dedicata a questo rosso della doc di Bolgheri.
Intanto però, posso anticiparvi che mi aspetto di rigustare un vino di una finezza indiscutibile e una fragranza di profumi che solo chi va per boschi a caccia di piccoli futti sa distinguere come si conviene.
Non meno, sarà il suo gusto al palato che dall’imponenza di un grande attacco da nobile condottiero passa a una freschezza di giovane scudiero ai suoi primi fendenti.
Non crediate però che sia tutta poesia, Grattammacco non è vino per tutti, come non lo sono piatti e pietanze che con lui vanno a nozze.
Regge ottimamente il confronto con carne di cinghiale o selvaggina e non disdegna i sapidi intingoli, magari ricavati da pezzotti di carne brasata a fuoco lentissimo, che possono far da ragù per paste invitanti e fatte in casa.
Sapori che continuano a vivere nelle spezie e nel saporoso corpo di questo vino che non conosce gloria se non dopo aver dimorato per 30 mesi fra barrique e vetro di bottiglia.
Insomma un bel vino che val la pena di bere. A maggior ragione quando il freddo avvolge le campagne e i sentori di fiori e di viole, di una primavera passata, sembrano ricordi lontani.
Fortuna che la memoria è ancora buona quasi quanto dovrebbero esserlo le emozioni che usciranno dalle bottiglie di Grattamacco scelte da chi ha organizzato quel che pregusto come un’altra serata da aggiungere al libro dei ricordi che non si perdono e dei quali non mancherò di raccontarvi.
da Strami
Se ben si beve, ben si mangia. Al Trovatore è regola
Non capita spesso di sedersi al tavolo di un ristorante e avere fra le mani una carta dei vini che offre verticali di Sassicaia dal ‘95 al 2004 o Brunello dall’ 80 in poi. Men che meno, annate di Tignanello, Barolo riserva Monfortina, selezioni di Pio Cesare e altre entusiasmanti etichette fino ai vini da meditazione. Ulteriore elenco dove, fra Dindarelli, Picolit e passiti di ottimo blasone, spiccano alcune annate di Sauternes Chateau d’Yquem.
Insomma, una lista di tutto rispetto che, aggiunta alla carta della cucina, fa del ristorante “Al Trovatore” di Graziano Mies un sorprendente punto d’arrivo per gli amanti della buona tavola all’insegna della tradizione ma pronta a tenere il passo, con puntuali ricercatezze gastronomiche, quando il bere sale di bene in meglio.
da Strami
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di Un altro Vinitaly « Deep37.com il 01/1/70






