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A Napoli, il Majestic è in controtendenza
In gran parte dell’Europa i grandi chef fanno a gara per aprire i loro locali nei migliori hotel. In Italia, al contrario, la ristorazione alberghiera ha fama di di essere asettica e insipida. Quasi a non voler mettere nessuno in imbarazzo. Passatini di verdure, sogliola alla mugnaia, composte di frutta e dolci di (modesta ) pasticceria. Tutto questo ha un nome: cucina internazionale, ovvero buona per tutti senza avvelenare nessuno. E così i ristoranti degli alberghi sono fuggiti come la peste da quei clienti un po curiosi di conoscere l’enogastronomia locare o vogliosi di fare nuove esperienze. Il Majestic, a Napoli, fa eccezione. Pur essendo un quattro stelle nell’elegante quartiere di Chiaia, dedicato alla clientela d’affari, il suo ristorante è stato affidato ad un giovane ed esperto chef: Luciano Scotti. E come diceva la pubblicità la musica in cucina è cambiata velocemente. Luciano ha imposto materie prime rigorosamente campane e selezionate. I pomodorini sono i mitici vesuviani del “piennolo”, la pasta è di gragnano ( quasi introvabile sul mercato della grande distribuzione), il maialino arriva dal matese e così via. La sua esperienza maturata nei grandi alberghi accanto a maestri stellati michelin, oggi è libera di innovare nel solco della grande cucina napoletana a cominciare dal quel miracolo gastronomico che è il sartù di riso fino al pesce bandiera gratinato con peperoncino, passando attraverso gli scialatielli con rana pescatrice, filetti di rana pescatrice in crosta filante e carciofi al forno oppure quella delizia che è il filetto di maialino nero in salsa di radicchio. Ma se volete di più, Luciano non si tirerà indietro, accetterà la sfida e vi mostrerà cosa vuol dire la passione per l’eccellenza.
da luca
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di antonio il 01/1/70







