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Elisir Gambrinus per Barack Obama
Se si escludono gli addetti ai lavori non sono molti coloro che sono al corrente che quando Barack Obama è stato eletto alla Casa Bianca ha brindato con un elisir tutto italiano. Anzi, per la precisione, prodotto in quel di San Polo di Piave nel trevigiano ancora misconosciuto, ovvero quando il dottor Zaia, che ne è ottimo divulgatore, era ben di la da venire visto che parliamo della fine dell’800.
Una bevanda, l’Elisir Gambrinus, nato dall’ispirazione di Giovanni di Giacomo Zanotto che pensò di arrichire il Raboso del Piave con una sapiente miscela di erbe aromatiche e altre segrete cose per creare così un vero e proprio nettare dal sapore delicato ma forte, di un dolce calibrato e non lezioso, vagamente amaro ma non così invadente da turbare i palati più sensibili. Insoma una bevanda che, Dio ci scampi dagli strali dei puristi, con due cubetti di ghiaccio e bicchiere ben raffreddato, per quel che mi riguarda è impagabile per placare le arsure della sete in questa parte d’estate che riporta la memoria alle belle e caldissime stagioni estive degli anni passati.
Ed è in nome di questo raro e deliziosamente verace “elisir” che in casa Gambrinus, noto anche come fra i più segnalati ristoranti d’Italia fin da quando mezze guide non esistevano ancora, domani si terrà una serata speciale per degustare sia l’alta cucina dello stesso risotrante Gambrinus che l’elisir che ha saputo conquistare anche il nuovo inquilino della White House.
info : Gambrinus
da Strami
Un orto biologico alla Casa Bianca

E se si facesse un orto biologico alla Casa Bianca?
Se a proporlo è la statunitense Alice Waters, guru di Slow Food (della chioccioluta associazione è pure vicepresidente internazionale) nella terra del fast food e pluriacclamata chef di Chez Panisse, c’è da scommetterci: non è una proposta buttata là così, per dire.
In un articolo per il Corriere della Sera Magazine, Alessandra Farkas spiega che quello tra la Waters e Barack è ben più di un progetto utopistico: c’è una sorta di solenne promessa.
da Fabrizio Gabrielli






