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Se il tappo fa il duro, usate la sciabola
Mai provato a stappare una bottiglia di champagne o di spumante e trovarvi nelle condizioni di aver esaurto le forze nel tentativo di togliere quello “stramaledettissimo” tappo dal collo della bottiglia?
Può succedere ma non allo Chevalier Sabreur che di fronte a simile evenienza, impugnerebbe la sua sciabola e zac: colpo secco e deciso proprio al di sotto del tappo e via all’esplosione delle bollicine.
Arte, quella della sciabolatura, che la tradizione fa risalire addirittura a Napoleone, primo fra i chevalier sabreur, quando al termine di una dura battaglia, per brindare alla vittoria con i suoi ussari, per aprire le bottiglie di champagne adottava un modo molto sbrigativo: le “decapitava” con un colpo di sciabola. Operazione tutt’altro che facile che necessita di decisione, mano ferma e tutta la tecnica necessaria che da quei tempi in poi viene tramandata e insegnata dagli appartenenti alla Confraternita della Sciabola d’Oro, o meglio, della Confrérie du Sabre d’Or.
da Strami
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di strami il 01/1/70
Prosit di fine anno con il Monte Saline
Dopo i controlli sul pesce fatti in questi giorni di previgilia, nelle ultime ore di questo 2008, le pescherie dovrebbero vendere solo pesce freschissimo o comunque conservato come si conviene.
Per cui, chi ha scelto il pesce come tema per il cenone dell’ultimo dell’anno, ne approffitti.
Branzini, orate, rombi, dentici, rane pescatrici, anguille, scampi, gamberi e gamberoni, astici e aragoste, mazzancolle, pesce spada, ricciole, scorfani, gallinelle, razze, spatole, polipi, piovre, canoce, ricci e tartufi di mare, ostriche capesante, vongole …
Insomma quel che più aggrada visto che tutto dovrebbe essere sicuro.
Il dovrebbe è sempre d’obbligo, come ha fatto intendere pure Luca Zaia, ma non per il vino per accompagnare i vostri pesci:
un brut da uve chardonnay di vigne coltivate sulla sponda orientale e nord orientale del Garda.
Un italianissimo spumante che non ha bisogno di verbi al condizionale, fatto bene e nelle vere zone da bardolino e da chiaretto, delle quali vi ho già detto parlando de “Le Fraghe”, che risponde al nome di Brut Monte Saline.
da Strami
Angelo Peretti e il Bardolino
E’ quasi un mese che Angelo Peretti, di fatto, ha dato un nuovo corso al suo Bardoc. Non più un “locale” aperto tutti i giorni con giorni di chiusura limitati ai soli periodi di riposo, molto pochi visto il suo continuo riferici via web di quel che accadeva nel mondo del vino e del bardolino, ma un blog aperto, come dice lui stesso, per dire – di tanto in tanto – la mia su alcune questioni bardoliniste. Per esprimere opinioni personali. Perché, vivaddio, le mie idee son mie.
A così annunciata intermittenza, si sostituisce la nuova sfida di dare il suo aiuto al neonato foglio elettronico del consorzio tutela del Bardolino, oltre a tutte le altre che già lo impegnano dove serve l’autorevole penna di appassionato cronista del buon vino e del buon mangiare.
Che dire, se non di augurare altrettanto successo ma ricordargli anche la promessa nel continuare le sue righe su Bardoc e non farcene sentire la mancanza?
Con l’occasione, un augurio di buon anno e un prosit di cuore. Magari con un calice di Chiaretto o un felicissimo spumante, Monte Saline, di cui vi darò conto. Ispirato proprio da un pezzo di Peretti.
da Strami
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di Community.wineataly.it Blogs — Blog — BarDoc su PepeRosso 2.0 il 01/1/70






